Clinica medica

VIAGGI CON IL PROPRIO PET

E’ bello poter fare le ferie insieme al proprio beniamino!

Tutto senza problemi se viaggiamo all’interno dei confini italiani. Al massimo dobbiamo cercare hotel, residence, campeggi che li ospitino, oppure ristoranti pet care, ecc. e seguire le loro regole interne.

Ricordate comunque che per correttezza nei confronti di altri animali ospitati in queste strutture, per igiene e rispetto di chi li ospita e per il benessere dei vostri animali, vi consigliamo:

  • di vaccinare regolarmente il vostro pet,
  • utilizzare prodotti per copetura ectoparassiti (zecche, pulci, ecc.)
  • eseguire un esame delle feci prima della partenza e al vostro ritorno per escludere la presenza di parassiti intestinali.

Se invece decideste di viaggiare con il vostro pet al di fuori del confine Italiano, ci sono alcune regole burocratiche da rispettare, e si rende necessaria una preparazione pre partenza con i dovuti tempi amministrativi.

Intanto bisogna decidere in quale paese ci si vuole recare. Per lo più nei paesi presenti all’interno della Comunità Europea, ad eccezione di alcune nazioni, la regolamentazione è uguale per ogni paese.

Europa Europe 3D

Tutto cambia invece, se si decide di andare al di fuori dell’ambito europeo, ma a quel punto sarà necessario valutare caso per caso chiedendo aiuto al vostro veterinario di fiucia, alle asl veterinarie  e alle ambasciate del paese di arrivo.

 VIAGGI VERSO PAESI APPARTNENTI ALL’UNIONE EUROPEA

Austria,  Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca,  Estonia,  Finlandia,  Francia,  Germania, Grecia,  Irlanda, Italia,  Lettonia, Lituania,  Lussemburgo,  Malta,  Olanda,  Polonia,  Portogallo, (Regno Unito), Rep. Ceca, Romania,  Slovacchia,  Slovenia,  Spagna, Svezia, Ungheria.

Regolamento (UE) 576/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 giugno 2013

Per gli spostamenti all’interno dei Paesi della UE di cani, gatti e furetti accompagnati dal proprietario o da persona che se ne assume la responsabilità per conto del proprietario, risultano necessari questi requisiti:

1) prima di tutto che il vostro pet sia identificato tramite sistema elettronico ( microchip) . Per il cane è ormai un obbligo di legge, per il gatto invece è ancora facoltativo, ma diventa obbligatorio se si vuole espatriare (perchè necessario alla compilazione del passaporto internazionale). Nel nostro studio la Dott.ssa Bondi è abilitata all’inserimento e all’identificazione di cane e gatto con relativa registrazione all’asl (per il gatto c’è una ulteriore registrazione all’anagrafe nazionale felina, federata ANMVI, che permette di ampliare le ricerche in caso di smarrimento)

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2) vaccinazione antirabbica (in corso di validità), effettuata almeno 21 giorni prima della partenza.  Per tale vaccino dovrete recarvi dal vostro veterinario di fiducia, che dopo accurata visita del vostro pet, effettuerà la vaccinazione antirabbica. Dopodichè il veterinaio compilerà un documento (modello 12 RPV ) che dovrete consegnare alla asl di competenza

3) passaporto da Regolamento (CE) 998/2003, (Regolamento (UE) 577/2013 della Commissione del 28 giugno 2013) che vi verrà rilasciata dalla asl veterinaria di competenza, consegnando  modello 12 compilato dal veterinario che attesta l’avvenuta vaccinazione antirabbica (data della vaccinazione, lotto e tipo di vaccinazione, ecc.) e  l’attestazione di iscrizione all’anagrafe (canina/felina)

 

Emesso da veterinari UE

Copertina azzurra

Emblema UE

Codice ISO dello Stato

Numerazione univoca

Lingua ufficiale e lingua inglese

                      passaporto        passaporto_europeo_animali-205x300

L’espatrio segue queste regole per cani di età superiore alle 12 settiamane. Per cani di età inferiore, di norma è vietato l’espatrio. Per le eccezioni è necessario seguire le regole di ciascun paese nel quale ci si reca informandosi presso i relativi Uffici Consolari e Asl Veterinarie.

ECHINOCCOCCOSI

Per alcuni Stati Membri vige una ulteriore richiesta che riguarda le misure sanitarie preventive necessarie alla lotta contro l’infezione dei cani da Echinococcus multilocularis

Secondo il REGOLAMENTO DELEGATO (UE) N. 1152/2011 DELLA COMMISSIONE del 14 luglio 2011 (che completa il regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio), va eseguito il trattamento contro le forme intestinali adulta e larvale del parassita Echinococcus multilocularis nei cani destinati ad essere introdotti a fini non commerciali in uno Stato membro o in una parte di uno Stato membro sotto  elencati:
FINLANDIA
NORVEGIA
SVEZIA
MALTA
IRLANDA
REGNO UNITO (oggi chiedere maggiori informazioni al consolato e alla asl inglese)
tale procedura consiste nella somministrazione, da parte di un veterinario, di un medicinale che contiene una dose adeguata di:
  1.  praziquantel;
  2. o sostanze farmacologiche attive

che, da sole o combinate, si sono rivelate in grado di ridurre le quantità di parassita Echinococcus multilocularis presenti, allo stato adulto o larvale, negli intestini delle specie ospiti.

Il trattamento non va effettuato non meno di 24 ore e non più di 120 ore prima dell’arrivo nei paesi in questione. In alternativa si accetta che i cani vengano trattati ogni 28 giorni. Per poter entrare nel paese con un animale usando questo regime, l’animale deve essere trattato due volte entro i 28 giorni prima di entrare nel paese e poi deve continuare il trattamento ogni 28 giorni.
Per la FINLANDIA deve essere effettuato nei 30 giorni antecedenti al suo arrivo.
Il veterinario deve provvedere alla somministrazione del farmaco certificando sul passaporto data e ora di somministrazione.

Purtroppo in alcuni paesi esistono anche severe regole su quali razze siano ammesse e quali no. Questo divieto non vale solo per cani di razze specifiche, ma anche per cani dall’aspetto simile a quello delle suddette razze. Anche i proprietari di questi ultimi devono essere consapevoli dei rischi e delle eventuali sanzioni a cui possono andare incontro.

Qui di seguito le razze a cui è vietato l’ingresso in Gran Bretagna:

  • Pitbull Terrier
  • Tosa
  • Dogo Argentino
  • Fila Brasileiro

Razze di cani la cui importazione in Norvegia è vietata:

  • pit bull terrier
  • staffordshire terrier americano (amstaff)
  • fila brasiliano
  • tosa inu
  • dogo argentino

MOLTI ALTRI SONO I PAESI NEI QUALI E’ VIETATO L’INGRESSO DI ALCUNE RAZZA. FACENDO RIFERIMENTO A QUESTO LINK, https://www.dogwelcome.it/norme-e-ordinanze-cani-e-gatti-estero, POTRETE TROVARE PAESI EUROPEI ED EXTRAEUROPEI

VIAGGI VERSO PAESI ESTERNI ALL’UNIONE EUROPEA

I documenti relativi al viaggio di andata variano da paese a paese ed è quindi sempre necessario chiedere di volta in volta alle ASL Veterinarie o, meglio ancora, ai Consolati del paese di destinazione.
Sono richiesti oltre al il Passaporto Europeo, la titolazione anticorpale per la rabbia (cioè la valutazione della quantità di anticorpi per la rabbia presenti nel sangue).

antirabboa

In caso di esito positivo il laboratorio rilascia un apposita attestazione. A questo punto la risposta va riportata nell’apposito spazio nel Passaporto Europeo, da parte del veterinario della ASL.

Una volta eseguito non è più necessario ripetere il test per ulteriori viaggi purché si provveda a rinnovare con regolarità la vaccinazione antirabbica prima della scadenza riportata sul passaporto. In assenza della titolazione l’animale può uscire dall’Unione Europea, ma non rientrare.

Il certificato di salute dell’animale datato massimo sei giorni prima della partenza, viene richiesto solo per alcuni paesi extra Comunità Europea (per maggiore sicurezza è opportuno chiedere alle Ambasciate o Consolati prima della partenza).
La visita e il certificato possono essere attestati da un veterinario libero professionista.

( informazioni prese dal sito del ministero della salute, ultimo aggiornamento 27/07/2016 e pubblicazione 21/12/2016  http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=214&area=cani&menu=viaggiare)

VALIDITA’

La validità del passaporto decorre data dalla della vaccinazione antirabbica e può essere annuale, biennale o triennale a seconda del tipo di vaccino utilizzato; il rinnovo non è obbligatorio ma sarà necessario solo in caso di nuovo espatrio.
Nel caso il vaccino risulti scaduto dovranno nuovamente decorrere 21 giorni prima della nuova validità del passaporto.
Il passaporto può essere rinnovato presso i veterinari liberi professionisti autorizzati ai sensi del Regolamento UE 576/2013.
VI RICORDIAMO CHE PRESSO IL NOSTRO STUDIO UTILIZZIAMO UN VACCINO CON VALENZA TRIENNALE (vd precisazioni) E CHE LA DOTTORESSA BONDI E’ ABILITATA AL RINNOVO DEL PASSAPORTO.
Precisazione sul metodo di vaccinazione antirabbica con valenza triennale:
Il soggetto deve avere un’età non inferiore ai 12 mesi di età. per la pria somminitrazione devono decorrere 21 giorni prima della partenza verso il paese prescelto.
Se si desidera mantenre la copertura vaccinale, sarà necessario seguire questo schema vaccinale:
vc
Vi ricordiamo che presso il nostro studio, la Dottoressa Bondi è abilitata al rinnovo del passaporto, che segue i richiami vaccinali antirabbici.

DETRAZIONE SPESE VETERINARIE: NOVITA’ SUI FARMACI VETERINARI

 

Risultati immagini per farmaci veterinari

 

DETRAZIONI SPESE VETERINARIE ( Risol. Ag. Entrate 27/02/2017)

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per la detrazione dei farmaci veterinari è suffciente lo scontrino “parlante” in luogo della prescrizione medica.
> Non è consentita la detrazione delle spese per mangimi speciali e per antiparassitari, anche se prescritti dal professionista, perchè non classificati, dal Ministero della Salute, come farmaci ma come prodotti appartenenti all’area alimentare
> Spese AMMESSE in detrazione:

  • le prestazioni professionali rese dal veterinario
  • l’acquisto dei medicinali prescritti dal veterinario
  • le spese per analisi di laboratorio e interventi presso cliniche veterinarie

 

DETRAZIONE IRPEF nella misura del 19%: franchigia di 129,1 Euro, fino ad un importo massimo di 387,34 Euro

 

https://api.farmaciavicina.it/file/724d96a8-3069-43e5-ba82-2e3a6a529e04.pdf

https://api.farmaciavicina.it/…/10afb668-4700-4c33-81a0-8ae8fe9ab2e1.pdf

I PERICOLI DELLA PRIMAVERA

    La PROCESSIONARIA

La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e della quercia (Thaumetopoea processionea) è un insetto.

processionaria

Da adulto è una farfalla notturna è altamente distruttiva per pini e quercie poiché le priva di parte del fogliame, compromettendone così il ciclo vitale.

Mentre allo stadio larvale, è un bruco di circa 3cm di lunghezza dotata di numerosi peli urticanti.

Indicativamente tra marzo e aprile, le larve escono dai nidi, scendono in “processione” lungo il tronco degli alberi e raggiungono un luogo adatto del suolo dove interrarsi e formare la crisalide. Solo in estate si trasformerà da bruco a farfalla.

I gruppi di larve di processionaria si spostano quasi sempre in fila indiana formando una sorta di «processione» (da cui il nome).

Nell’uomo provoca danni modesti/gravi con eritemi, papule e forte prurito.

Nei cani, poiché spesso sono col muso a terra, i peli urticanti delle processionarie possono andare a contatto con l’occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio ancora, essere inalati e/o ingoiati e andare ad ledere mucose nelle vie respiratorie e gastriche, con conseguenze molto più gravi.

Sintomi:

• improvvisa e intensa salivazione, provocata dal violento processo infiammatorio principalmente a carico della bocca

• Edema della zona colpita (lingua e bocca) a volte di dimensioni tali da soffocare l’animale.

• la perdita di vivacità del soggetto,

• febbre,

• rifiuto del cibo,

• vomito e diarrea e soprattutto quest’ultima può essere anche emorragica.

I peli urticanti, entrando in contatto con la lingua, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno può essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la conseguente perdita di porzioni di lingua.

Telefonare subito al veterinario, cercare di lavare subito la zona colpita con acqua (utilizzando una siringa senza ago per evitare di sfregare con le mani la zona colpita), e avere a disposizione farmaci  corticosteroidei iniettabili per limitare il progredire dell’edema. Correre immediatamente dal veterinario.

I FORASACCHI

Il forasacco è il seme di una graminacea, chiamato arista, proveniente dalla pianta di Hordeum murinum o “orzo selvatico” oppure dalla pianta di Avena fatua o “avena selvatica”.

avena_fatua_l                                                                                                                                               Avena fatua

  ariste di graminacee (spighe)                                                                                                                                      Hordeum murinum

                     

Queste piante sono largamente diffuse nei campi incolti e lungo i margini di strade e viali e nascono spontaneamente anche nei giardinetti cittadini. La particolarità di questi semi è quella di avere una punta acuminata e un sistema di appendici che consente l’imbrigliamento tra i peli degli animali. La particolare disposizione di queste appendici consente al seme solo il movimento in una direzione.

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Spesso i nostri cani, sempre con naso a terra, o che corrono felici nei prati possono:

inalare il forasacco che deve essere poi estratto dalle cavità nasali

Oppure potrebbe essere deglutito (allora passa indolore)

Caso grave è se correndo a bocca aperte lo ha involontariamente aspirato in trachea e quindi nei bronchi.

Entrare nel canale auricolare soprattutto di cani con orecchie pendule e pelose, come cocker, setter, golden, pastori tedeschi, ecc.

O ancora penetra attraverso la pelle negli spazi interdigitali, e la si può ritrovare ovunque.

Sintomi:

  • Scrolla molto le orecchie,
  • Continui starnuti, fino ad epistassi
  • Zoppicamento
  • O eventuali lesioni cutanee

Portarlo subito dal veterinario, che in alcuni casi è costretto a sedare il cane in base alla localizzazione del forasacco e alla sua profondità e alla gravità delle lesioni.

API, VESPE, CALABRONI e BOMBI

Le principali specie di imenotteri presenti nelle nostre aree urbane e rurali sono l’ape domestica (Apis mellifera), diverse specie di vespe (Vespa spp.), il calabrone (Vespa crabro) e il bombo (Bombus spp.). Tra tutti questi insetti, solo l’ape, dopo la puntura, lascia nei tessuti dell’animale il pungiglione e il serbatoio contenente il veleno. Infatti, il pungiglione (o aculeo), di cui sono provviste solo le operaie e la regina, si presenta come un lungo e sottile stilo provvisto di una decina di denti per lato, rivolti all’indietro e che trattengono il pungiglione nei tessuti della vittima. Quindi, dopo la puntura, l’ape non ha nessuna possibilità di estrarre il pungiglione e, di conseguenza, può colpire una sola volta.

ape-e-vespabombo calabrone

rapporto vespa-calabrona                                                                                                                       calabrone – vespa

Le punture di questi insetti possono essere singole o multiple e, in entrambi i casi, possono essere all’origine di reazioni anafilattiche anche mortali.

In assenza di reazione allergica e in caso di singolo attacco o di un numero limitato di punture, il cane avverte un dolore particolarmente intenso, mentre l’area cutanea colpita va incontro a edema, eritema e prurito localizzato. La singola puntura diventa particolarmente pericolosa quando l’insetto, in seguito a ingestione, infigge il proprio pungiglione nella parte posteriore della cavità orale; infatti, in questo caso, la reazione infiammatoria e l’edema possono determinare un’ostruzione delle vie respiratorie superiori, con conseguenze anche mortali in caso di mancato intervento.

Quando l’animale è stato vittima di numerose punture, oltre ai segni locali, è possibile osservare anche segni di malessere generalizzato (dolore, sintomi gastroenterici e respiratori, convulsioni) fondamentalmente riconducibili all’elevata quantità di veleno inoculato. Infatti, il veleno degli imenotteri è formato da una complessa miscela di sostanze ad azione tossica e allergizzante sistemici insorgono a breve distanza dall’aggressione e possono interessare la cute (papule, edema, prurito) e gli apparati respiratorio, digerente e cardiocircolatorio (difficoltà respiratorie, edema delle vie respiratorie superiori, vomito, diarrea, ipotensione, bradicardia). È evidente che in tali circostanze, l’intervento del veterinario deve essere rapido e mirato, in quanto lo stato di shock può portare rapidamente a morte l’animale.

Avere sempre a disposizione corticosteroidi iniettabili, e in caso di puntura da imenotteri contattare subito il veterinario.

L’ALIMENTAZIONE DEL CANE E DEL GATTO

Per parlare di alimentazione bisogna prima chiarire (spero definitivamente) a quale categoria appartengono il cane e il gatto.

Tanti lo danno per scontato, ma in molti invece credono che il cane e il gatto debbano mangiare come l’uomo.

Niente di più errato.

 CG

Indubbiamente mentre il gatto è un carnivoro stretto, il cane, a causa della lunga domesticazione e vicinanza con l’uomo, ha in parte modificato la propria alimentazione, ma rimane sempre un carnivoro.

 Ciò comporta  una digestione completamente diversa degli alimenti rispetto all’uomo (onnivoro). Sono monogastrici il cui apparato digerente è breve. Il transito è rapido.

Mettiamo i diversi apparati gastroenterici a confronto:

 

CARNIVORI

ONNIVORI

     
MASTICAZIONE

QUASI ASSENTE

PROLUNGATA

ENZIMI DIGESTIVI SALIVARI

ASSENTI

PRESENTI

PH DELLO STOMACO

1-2 (MOLTO PIÙ ACIDO)

2-4

LUNGHEZZA INTESTINO TENUE

1,7M (CN TOY, GT 1,5 CA) A 6 M

6M – 6,5M

LUNGHEZZA INTESTINO CRASSO

0,3M (CN TOY, GT) A 1 M

1,5 M

DURATA TRANSITO INTESTINALE

12-30H

30H A 5 GIORNI

 

 Gli alimenti solidi rimangono all’interno dello stomaco dalle 3 alle 8 ore.

succhi gastrici sono molto attivi (pepsina e acido cloridrico), in grado di idrolizzare (scindere in molecole più semplici) le proteine digeribili, in particolar modo quelle di origine animale.

L’intestino tenue è breve. Le secrezioni intestinali, pancreatiche e biliari, sono abbondanti. Perciò, buona è la digestione di proteine molto digeribili e ad alto valore biologico, dei grassi, mentre difforme  è la digestione dei glucidi.  Tra questi,  quelli meglio digeriti sono gli amidi cotti, grazie ad enzimi quali maltasi, saccarasi e lattasi. La lattasi sparisce (totalmente o quasi) dopo lo svezzamento, e ciò provoca intolleranza verso prodotti lattei.

L’attività amilasica è assente nella saliva e scarsa nelle secrezioni pancreatiche perciò gli amidi crudi  vengono mal digeriti. Una sufficiente cottura facilita l’idrolisi dell’amido.

L’intestino crasso è breve (70cm nel cane di taglia media e 35cm nel gatto)tutti gli elementi digeribili che sfuggono alla prima parte dell’intestino arrivano al crasso e in base al contenuto di questi alimenti si può avere una problemi di cattivo assorbimento con eventuali produzioni di gas.

Per esempio la cellulose determinano solo un effetto zavorra, non fornendo fabbisogni energetici, che però può risultare utile in caso di eliminazione di sostanze tossiche o di costituenti difficilmente degradabili. Ovviamente maggiore la percentuale di cellulosa, minore è la digeribilità della razione.

I glucidi (per esempio lattosio, leguminose, avena, soia e amidi crudi) subiscono fermetazioni tali da creare gas in notevole quantità con irritazione delle mucose intestinali (diarree e flatulenze).

Se sopraggiungono nell’intestino crasso delle proteine indigerite, queste determinano la liberazione di sostanze nauseabonde ed irritanti (ammoniaca, cresolo, indolo, ecc) oltre a putrefazioni intestinali responsabili di amine tossiche (cadaverina e putrescina), tanto più pericolose quanto più è rallentata la digestione. Ciò comporta l’evacuazione di feci maleodoranti, e acquose e in forme croniche si può arrivare fino ad intossicazioni.

Questo si può avere a causa di:

  • bruschi cambiamenti alimentari: alterano i processi digestivi soprattutto quelli enzimatici (tutte le modificazioni alimentari devono svolgersi gradualmente, in 4-5 giorni)
  • sovraccarichi alimentari che superano le capacità enzimatiche (magari in cani da lavoro, o in cagne in lattazione, bisogna suddividere i pasti in 3 volte circa)
  • eccessi proteici MA enzimo resistenti che sfuggono al riassorbimento del tenue, come: cheratina da peli, piume o penne o ancora, maggior pericolo viene da scleroproteine come legamenti, tendini, cartilagini e ossa. Lo stesso vale per alcune sostanze presenti in soia e legumi.

COMPOSIZIONE DELLA RAZIONE

Fonti energetiche:

sono soprattutto lipidi e glucidi. I primi sono la fonte energetica per eccellenza, ma nei cibi commerciali, si preferisce far uso dei glucidi (costano meno).

Apporti lipidici:

i carnivori hanno una grande capacità di emulsionare i grassi grazie alla elevata secrezione di bile. I cani e soprattutto i gatti  tollerano molto bene elevate quantità di grassi nella loro razione.  Ma elevate quantità si rendono necessarie solo se l’apporto glucidico è basso.

lipidi

Diciamo che un 15-20% di apporto lipidico nella razione  è utile sia per il cane che per il gatto.

Inoltre è necessario circa l’1% di acido linoleico presente in olio di mais (in minor misura anche girasole e soia) per importante apporto di acidi grassi (migliora lo stato dermatologico e delle patologie cardiovascolari), per lo più utile nel cane, meno nel gatto in quanto riesce ad ottenenre l’acido linoleico e arachidonico da grassi di origine  animale. E’ fondamentale che tali prodotti siano freschi (evitare sempre il fenomeno dell’irrancidimento, dannosso per i carnivori).

Apporti glucidici:

La cellulosa è praticamente indigeribile e interviene solo favorendo la peristalsi intestinale in caso di costipazione, dimagrimento, eventuali tossicosi (2-4% cani sedentari per esempio).

fibra

Altro apporto di glucidi sono gli estrattivi inazotati (amidi, zuccheri, ecc.), che non sono indispensabili, a parte quando non si voglia apportare maggior energia (femmine gravide, cani che lavorano), in alternativa ai grassi.

glucidi

Rappresentano comunque il 40-50% della razione nel cane e solo il 10% nella razione del gatto, a vantaggio di un più largo uso di proteine e grassi.

Devono essere molto cotti in modo da risultare digeribili ai nostri carnivori.

Apporti azotati:

proteine

 sono i fabbisogni proteici, e hanno un ruolo fondamentale nella produzione di enzimi, soprattutto quelli digestivi, degli ormoni, soprattutto le gonadotropine, e degli anticorpi che condizionano le difese immunitarie. Sono fondamentali durante la gestazione, la lattazione, la crescita ponderale dei giovani, lo sviluppo osseo e muscolare, la produzione del manto pilifero. Inoltre controllano l’anabolismo e l’intensità della proteosintesi influenzando l’insieme dei fabbisogni e del conseguente appetito.

 RIASSUMENDO

Alimentazione cane:

 40-50% apporti glucidici (molto cotti, altrimenti indigeritebili)

40-50% apporti proteici (proteine di buona qualità, come muscolo, escluso scleroproteine ossa piume ecc, che non vengono digeriti) di cui 15-20% apporto lipidico e l’1% acido linoleico (olii vegetali, soprattutto di mais)

Verrà diminuita la quota glucidica, sostituendola con cellulosa (verdure, 2-4%) qualora il cane sia sovrappeso o faccia una vita sedentaria.

Questi valori sono indicativi.

In base al singolo soggetto che ci si trova di fronte,  sono necessari calcoli corretti sul fabbisogno energetico specifico in base alla taglia, all’età, alla situazione in cui si trova (cane sportivo, femmina in lattazione, cucciolo, ecc.) e sono calcoli di competenza del Medico Veterinario.

Alimentazione gatto:

45% proteine(come sopra)

45% lipidi, di cui l’1% di acido linoleico, per lo più tratto dal grasso animale

4-5% glucidi

Questi valori sono indicativi.

In base al singolo soggetto che ci si trova di fronte,  sono necessari calcoli corretti sul fabbisogno energetico specifico in base alla taglia, all’età, alla situazione in cui si trova ( femmina in lattazione, cucciolo, ecc.) e sono calcoli di competenza del Medico Veterinario.

ATTENZIONE

  • Il gatto non ha bisogno di carboidrati in quanto è in grado di ricavare energia dalla digestione delle proteine.
  • In realtà i mangimi commerciali in crocchette contengono quote piuttosto elevate di carboidrati (anche quelli destinati ai gatti), perché sono una fonte di calorie più economica delle proteine. I carboidrati sono inoltre indispensabili per la fabbricazione delle crocchette per mantenerne la consistenza.
  • Anche se i carboidrati sono una parte importante del cibo secco commerciale per gatti, possono talvolta causare problemi di salute tra cui l’obesità e problemi digestivi. Sia un eccesso di carboidrati che di lipidi o di proteine possono causare obesità, ma i carboidrati sono spesso la fonte più abbondante di energia e possono essere facilmente convertiti in glucosio.
  • L’aggiunta di fibre negli alimenti per cani e gatti può essere utile nel ridurre e prevenire l’obesità. La fibra che viene aggiunta agli alimenti ideati per la perdita di peso contribuisce ad aumentare il volume del cibo e promuovere un senso di sazietà (pienezza) senza aggiungere calorie. Il cane/gatto mangia a sufficienza per sentirsi sazio, ma consuma meno calorie e perde così peso.
  • I ritagli grassi, in gran quantità, non solo causano obesità ma possono causare la pancreatite, una grave condizione che può causare la morte.
  • Il fegato va dato in quantità molto modesta (non più di un boccone alla settimana) perché può causare tossicità da eccesso di vitamina A, che causa dolorose alterazioni dello scheletro.
  • L’albume  crudo contiene una sostanza, l’avidina, che distrugge la biotina, una vitamina del gruppo B, causandone la carenza. Infatti se si vuole somministrare (soprattutto al cane) un uovo è corretto dare solo il tuorlo (possibilmente crudo).
  • Il polmone ha un valore nutritivo molto scarso.
  • Ossa e lische sono molto pericolose e non vanno mai date ai cani/gatti; possono rimanere incastrate o lacerare la bocca, l’esofago e il resto dell’apparato digerente.
  • Le cipolle e i cavoli possono essere ingerite dal cane per il loro aroma, ma il loro effetto sul metabolismo è negativo.Le cipolle infatti contengono un composto, un disolfuro di n-propile, così come i cavoli, che agisce a livello di globuli rossi circolanti distruggendoli.  Negli eritrociti si vengono così a formare i Corpi di Heinz, con conseguente debolezza e rottura della membrana cellulare. Il corredo sintomatologico compare dopo 1-4 giorni dall’ingestione delle cipolle; vomito, diarrea e urine di colore scuro sono i principali segni clinici. Attenzione che si sono verificati casi di anemia emolitica grave dovuti ad una dieta comprendente dosi minime di cipolla (ad es. pasta condita coi sughi al pomodoro pronti) protratta però per anni.
  • Cipolla e aglio,membri del genere Allium, cui appartengono anche il porro, l’erba cipollina e lo scalogno. Qualcuno li utilizza come antiparassitari – sono saporiti e perciò spesso graditi al cane-  ma possono causare vomito, diarrea e debolezza nonché un’anemia che in alcuni casi può risultare fatale. Non Vi è documentazione scientifica che avvalori tali presunte capacità terapeutiche di questi ortaggi.
  • Cioccolato, chicchi di caffè e cacao nei cani e nei gatti, provocano tremori, convulsioni e danni cerebrali.
  • Lo Xilitolo è un composto che si trova naturalmente, a bassa concentrazione, in frutti, vegetali, bacche e funghi. È molto usato nei dolciumi e nelle bevande senza zucchero aggiunto per dolcificarle. Se ingerito in certe dosi nel cane, può provocare picchi altissimi d’insulina e conseguentemente ipoglicemia, così come gravi malattie del fegato.
  • Le noci di Macadamia, provenienti dalle Hawaii, sono acquistabili oggi da tutti i fruttivendoli. Pur non sapendo quale sia la sostanza tossica, è noto che siano tossiche per il cane. Bastano 10 grammi a un cane di 120 Kg. per provocare una sorta di coma che spesso per fortuna si risolve in 24 ore.
  • Avanzi da tavola: ovvio che gli piacciono di più, ma l’intestino del cane non è strutturato per digerire i condimenti dell’alimentazione umana Iidem per il gatto)
  • Uva e uvetta: l’uva è il frutto più coltivato al mondo. Fin dal 1990 sono riportati numerosi casi d’intossicazione acuta da ingestione di grappoli d’uva o uva sultanina da parte del cane e conseguente danno renale grave. Nel gatto non ci sono evidenze precise, ma dati recenti suggeriscono che possa soffrire di danni simili.
  • pollo crudo: rischio di Salmonellosi? è meglio somministrae la carne bianca previa cottura
  • Lardo, salame, mortadella, pancetta, salumi in generale: causano obesità e possono causare pancreatite
  • Pesce crudo: contiene un’anti-tiaminasi, ovvero una sostanza che blocca l’assorbimento della tiamina (problematico, se l’alimentazione si basa SOLO su pesce crudo)
  • Dolci: di qualsiasi natura e genere, inclusi i gelati, predispongono al diabete mellito, all’obesità, ecc. Attenzione a non esgaerare anche con la frutta troppo zuccherina. La mela è sempre un ottimo compromesso.
  • Sale: severamente vietato aggiungere sale nella dieta del cane per preservare i reni il più possibile e non aggravare patologie cardiache
  • Formaggi e latte: i formaggi magri POTREBBERO rientrare in QUANTITA’ MODERATE nell’alimentazione del cane (inteso un pezzetto massimo una volta a settimana). mentre per quanto riguarda il latte, sia cane che gatto dopo lo svezzamento non posseggono più gli enzimi intestinali necessari per digerirlo.

 

ESTATE: ATTENZIONE AL COLPO DI CALORE!

TERMOREGOLAZIONE:

in animali omeotermi  (mammiferi e uccelli) è la capacità di mantenere costante la temperatura corporea al variare della temperatura esterna.

L’ omeostasi della temperatura corporea è l’equilibrio tra calore acquisito/prodotto e calore disperso (il centro termoregolatore è l’Ipotalamo anteriore)

ipotalamo

 Meccanismi di termodispersione sono:

  • Irraggiamento
  • Convezione
  •  Conduzione

I primi tre sono favoriti dalla vasodilatazione periferica.

E infine:

  •  Evaporazione: perspiratio insensibilis (traspirazione insensibile, è un processo fisiologico che consiste nella perdita continua ed impercettibile di piccole quote d’acqua dalla pelle dalle mucose e dalle vie respiratorie); paints (affanno), ipersalivazione e sudorazione.

 Se ad una variazione di temperatura non segue un acclimatamento (processo di adattamento di un organismo a variazioni dell’ambiente, che avviene in un periodo di tempo che va dai 10-20 giorni fino ai 2 mesi), allora si può avere uno shock termico (ipertermia- innalzamento temperatura corporea-  o ipotermia – abbassamento temperatura corporea-)

L’ipertermia non febbrile è l’aumento della temperatura corporea risultante da una eccessiva produzione di calore o da un alterato funzionamento  dei meccanismi di termodispersione.

COLPO DI CALORE:

  • Per aumento eccessivo della temperatura esterna e ostacolata termodispersione (considerare grado di temperatura,  durata dell’esposizione, umidità dell’aria)
  • Possibile anche per sforzi muscolari prolungati ed intensi (soprattutto se in ambienti caldo-umidi e nel periodo di tarda primavera-inizio estate).

 FATTORI PREDISPONENTI:

  • Mancanza di acclimatamento
  • Confinamento/scarsa ventilazione
  • Umidità elevata
  • Privazione di acqua
  • Farmaci (es. furosemide)
  • Razze brachicefale (con muso corto e schiacciato, come: Pechinese, Carlino, Lhasa Apso, Boston Terrier, Boxer, Bulldog, ecc.,  a causa della conformazione del muso questi cani non riescono ad ansimare in modo efficiente per dissipare il calore corporeo, il che si traduce in un aumento della temperatura corporea che può essere fatale)
  • Tipo di mantello (se scuro-nero- maggiore è la captazione dei raggi solari)
  • Obesità
  • Malattie cardiovascolari
  • Malattie del sistema nervoso centrale o periferico
  • Senilità
  • Pregresso colpo di calore
  • Esercizio fisico intenso
  • Malattie febbrili
  • Ipertiroidismo (aumento del metabolismo basale)

 LA TERMOREGOLAZIONE NEI NOSTRI PET:

Un fondamentale fattore predisponente che rende i nostri pet (cane e gatto) più soggetti a colpi di calore è che non sudano propriamente come avviene nell’uomo. Le uniche ghiandole sudoripare sono presenti nei loro cuscinetti plantari (in effetti quando c’è molto caldo, o dopo elevato esercizio fisico, o per eccessiva paura possiamo vedere che lasciano le loro orme sul pavimento), ma non bastano a dissipare la quantità di calore che si accumula in alcune situazioni.

Un altro modo per dissipare calore è per mezzo della  pelliccia, che è termoisolante:  il calore esterno viene trattenuto proprio dal pelo (esattamente come il freddo intenso) e non arriva alla cute: quindi tosare il cane d’estate significa esporlo a colpi di calore (e in caso di tosature estreme, anche a scottature!) anziché aiutarlo a stare più fresco, come molti pensano.
D’estate, se proprio si vuole dare sollievo al cane, si può accorciare il pelo particolarmente lungo: ma NON bisognerebbe mai, per nessun motivo al mondo, privarlo dello spessore di pelo che invece serve a proteggere la sua pelle!

 Infine la miglior tecnica di termoregolazione è attraverso la respirazione e precisamente ansimando (Painting). La termoregolazione nel cane avviene attraverso un sistema di vaporizzazione acqueo collocato nelle cavità nasali. La cavità nasale del cane, infatti, è provvista di sottili lamelle ossee, ( turbinati) avvolte da una membrana mucosa resa umida da secezioni ghiandolari. In condizioni normali l’aria inspirata attraverso il naso, passando attraverso i  turbinati, raffredda il sangue che circola nei vasi sanguigni superficiali del naso, che a sua volta abbassa la temperatura dell’intero circolo sanguigno. Inspirazione ed espirazione avvengono attraverso il naso.

TURBINATI
Se il calore esterno aumenta, o comunque in ogni caso in cui il cane sia parecchio accaldato, non elimina più l’aria attraverso il naso (che altrimenti si surriscalderebbe, rendendo vana l’azione della mucosa umida), ma la elimina attraverso la bocca. L’aria scorre sopra la lingua (che è umida) e attraverso il fenomeno dell’evaporazione la fa raffreddare, abbassando così la temperatura della circolazione sanguigna e conseguentemente quella corporea.
In questo caso ci sarà una grande dispersione di liquidi, che il cane dovrà reintrodurre bevendo (altrimenti finirebbe per disidratarsi).

Se però, l’aria inspirata è troppo calda (superiore ai 32°) da consentirne il raffreddamento, o il tasso di umidità ambientale è tale da non permettere sufficiente evaporazione, o il ricircolo d’aria è insufficiente, il sistema di termoregolazione non potrebbe assolvere alla sua funzione e la temperatura corporea del cane inizia a salire a livelli tali da mettere a repentaglio la stessa vita dell’animale.  
L’ipertermia può essere una condizione molto pericolosa per la vita e richiede un trattamento immediato. La temperatura corporea normale del cane e del gatto è di 38,5-39°C; ogni volta che supera i 40,5°C ci troviamo di fronte ad una vera emergenza.

 Sintomi

  • Iperventilazione
  • abbattimento
  • incapacità di mantenere la stazione quadrupedale
  • vomito
  • diarrea
  • shock
  • collasso cardiocicolatorio
  • emorraggie spontanee
  • crisi epilettiche
  • coma
  • morte

Questi sintomi possono anche non comparire tutti, ma sicuramente inizialmente vedrete un animale a disagio, che ansima molto, eccessivamente irrequieto al quale segue un atteggiamento di abbattimento.

ansimare

Il colore delle mucose (buccali e/o culari) può essere dal blu al rosso intenso a causa della scarsa ossigneazione.

                                               Mucosa-congiuntiv-cane                       Mucosa-buccale-can

Si può arrivare alla perdita di coscienza e alla morte. 

Cosa fare

  • Spostate immediatamente l’animale dal luogo in cui si è verificata l’ipertermia.  
  • Portatelo in un ambiente fresco e ombreggiato e fategli aria.
  • Se possibile, valutate la temperatura rettale e annotatela.
  • Iniziate a raffreddare il corpo mettendo stracci o asciugamani bagnati con acqua di rubinetto sopra il collo, sotto le ascelle e nella regione inguinale. Si può anche bagnare le orecchie e le zampe con acqua fresca. Dirigere un ventilatore o fare aria su queste zone bagnate aiuta il raffreddamento per evaporazione.

PORTARE IMMEDIATAMENTE L’ANIMALE DAL VETERINARIO

 

Cosa NON fare

  • Non utilizzare acqua gelata o ghiaccio per il raffreddamento e non mettere il cane in una vasca d’acqua fredda/gelata,  perché raffreddando in modo rapido e intenso le parti esterne del corpo si rallenta il raffreddamento degli organi interni, in quanto si causa una costrizione intensa dei vasi sanguigni superficiali. In tal modo le strutture interne restano isolate e non riescono a raffreddarsi. Inoltre c’è il rischio di causare gravi ischemie.
  • Non raffreddate eccessivamente l’animale non passare da ipertermia a ipotermia, altrettanto pericolosa)
  • Gli animali che hanno subito un colpo di calore hanno una temperatura corporea superiore a 40,5°C (a volte addirittura oltre 42°C) e un obiettivo ragionevole è di abbassare la temperatura corporea a 39-39,5°C, mentre lo si trasporta dal più vicino veterinario. MA un abbassamento eccessivo della temperatura può causare ulteriori danni.
  • Non tentate di far bere forzatamente l’animale mettendogli dell’acqua in bocca, ma tenete a disposizione dell’acqua fresca (non fredda) da offrire se l’animale è vigile e si mostra interessato a bere.
      

Prevenzione

  • Gli animali con condizioni predisponenti, come malattie cardiache, obesità, età avanzata o problemi respiratori vanno tenuti al fresco e all’ombra. Anche una normale attività fisica, per esempio la passeggita per sporcare, effettuata nelle ore più calde,  per questi animali può essere dannosa
  • Garantite costantemente l’accesso all’acqua fresca.
  • Non lasciate l’animale nella macchina parcheggiata al caldo, anche se è in ombra o se si tratta di un breve periodo di tempo. La temperatura all’interno di una macchina parcheggiata può raggiungere in breve tempo i 60°C. Abbassare leggermente i finestrini non garantisce assolutamente di prevenire il colpo di calore.
  • Nelle giornate calde, limitate l’esercizio fisico e non portate il cane a correre. In particolare, non tiratevelo dietro andando in bicicletta. Quando il clima è molto caldo l’attività fisica può essere pericolosa.
  • Non utilizzate museruole che impediscono al cane di ansimare e tirare fuori la lingua, se dovete per forza usare la museruola, prediligete quella a canestro.

museruola-a canestro

  • Evitate luoghi come la spiaggia e soprattutto zone ricoperte di cemento o asfalto, che riflettono il calore, se non c’è accesso all’ombra.
  • Tenete gli animali nel luogo più fresco della casa durante le giornate calde.

cane-caldo

http://www.avanzimorivet.it/cane/colpo_di_calore.htm

http://www.unite.it/UniTE/Engine/RAServeFile.php/f/File_Prof/ROMANUCCI_1376/Fisiopatologia_della_termoregolazione.pdf

http://it.wikipedia.org/wiki/Perspiratio_insensibilis

http://caniedintorni.blogspot.it/2011/06/il-colpo-di-calore-nel-cane-ipertermia.html

http://www.tipresentoilcane.com/2012/03/30/il-cane-suda-dalla-lingua-me-lha-detto-miocuggino-pero-al-tiggi/

LE VACCINAZIONI: COME, QUANDO E PERCHE’

La  vaccinazione consiste nella somministrazione di un vaccino sia a scopo profilattico (vaccinoprofilassi) che a scopo terapeutico (vaccinoterapia).

La vaccinoprofilassi è un tipo di vaccinazione effettuata per creare uno stato immunitario nei confronti di una o più malattie, attivando le componenti del sistema immunitario a rispondere meglio ad uno specifico agente patogeno.

La sua efficacia è in relazione alla sua estensione nei confronti della popolazione; essa è assoluta solo nel caso in cui tutta la popolazione che si vuole proteggere sia stata vaccinata. A causa dei costi di una vaccinazione di massa, essa viene praticata per malattie infettive con morbilità e/o mortalità elevata, e contro cui non esistano altri metodi profilattici.

La vaccinoterapia è invece un tipo di vaccinazione effettuata a scopo terapeutico contro una malattia, quando questa è già in atto, con lo scopo di potenziare gli anticorpi presenti nell’organismo.

Per rendere le vaccinazioni più efficaci vengono stilate successioni cronologiche, riassunte nei cosiddetti “Calendari Vaccinali”.

La vaccinazione è un fondamentale intervento di Sanità Pubblica, che si prefigge di proteggere da malattie gravi o potenzialmente letali sia l’individuo che la comunità. Le vaccinazioni di profilassi sono un presidio preventivo fondamentale per la salute del cane/gatto, e hanno permesso di ridurre in maniera estremamente rilevante  il numero di patologie gravi.

L’ultimo esempio eclatante è stata la prevenzione della diffusione e l’eradicazione della rabbia nel Nord Italia, attraverso un piano di vaccinazione orale antirabbico nelle volpi, la vaccinazione dei cani introdotti e residenti nelle Regioni e Province Autonome coinvolte nell’emergenza e la vaccinazione degli animali domestici condotti al pascolo nei territori a rischio. Il rischio è stato revocato il 14 Febbraio 2013 e l’Italia è stata dichiarata Paese Indenne dalla rabbia (un Paese può dichiarare la riacquisizione dell’indennità da rabbia, trascorsi due anni dall’ultimo caso di malattia. in questo caso l’ultimo fatto accertato risale al 14 febbraio 2011, individuato in una volpe in Provincia di Belluno).

Le vaccinazioni di cui parleremo sono quelle profilattiche per alcune gravi patologie che possono colpire il cane e il gatto.

i vaccini possono essere:

A)  INATTIVATI (o SPENTI)

Microrganismi completi a cui è stata eliminata la virulenza mediante inattivazione fisica o chimica

Vantaggi:

  • inducono l’immunità senza rischi

Svantaggi:

  • possibile scomparsa di alcuni disegni antigenici
  • meno efficaci nello stimulare l’immunità cellulo-mediata
  • immunità di breve durata

B) VIVI ATTENUATI 

Microrganismi completi il cui  potere patogeno è stato diminuito o eliminato

Vantaggi:

- bilanciata risposta  di sistema e locale, umorale e cellulo-mediata

Svantaggi:

  • contaminazione dei prodotti vaccinali
  • virulenza residua  

Il vaccino vivo attenuato contiene microrganismi vivi che derivano da batteri o virus attenuati in laboratorio usando ripetuti passaggi colturali in condizioni subottimali di crescita. Per produrre una risposta immune, i microrganismi vivi attenuati devono replicarsi e crescere nel soggetto vaccinato. A tal fine, viene somministrata una piccola dose del patogeno attenuato lasciando che esso si replichi nell’organismo fino a quando il suo livello è tale da stimolare una risposta immune uguale a quella che si sviluppa in seguito alla malattia classica.

Nei soggetti con deficit immunitari il patogeno attenuato può però avere una replicazione incontrollata e indurre la malattia classica. Esiste la possibilità inoltre che un microrganismo attenuato possa tornare alla sua forma originaria e dare malattia.

VACCINOPROFILASSI NEL CANE

CIMURRO

murro (Morva Canina) è una malattia infettiva contagiosa da virus (Fam. Paramyxoviridae, Morbillivirus) e spesso letale che colpisce i giovani cani (mai il gatto domestico).

La fonte principale di infezione è la via aerogena  è attraverso lo scolo oculo-nasale; fondamentale appare il contatto diretto tra soggetto ammalato e sano. Gli animali possono ricevere il virus da particelle di saliva, ma anche da urina e feci di animali infetti.

Il cimurro può colpire tanto i soggetti molto giovani quanto quelli avanti con l’età. I soggetti a rischio maggiormente elevato sono i giovani di poche settimane che manifestano:

  • ipertermia
  • disidratazione
  • inappetenza
  • ottundimento del sensorio
  • diarrea emorragica
  • scolo nasale
  • sintomatologie nervose (convulsioni)

 cimurro

Nei soggetti di almeno due-tre mesi di età si instaura una caratteristica ipertermia ad andamento bifasico che vede un periodo ipertermico di 2-3 giorni seguito da remissione e da un secondo periodo ipertermico che dura per tutta la malattia.

il vaccino contro questa patologia è unvaccino vivo attenuato

La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale.

EPATITE INFETTIVA (Malattia di Rubarth):

è una malattia infettiva contagiosa della famiglia Adenoviridae. Decorrere in forma acuta nei soggetti giovani e in forma subclinica in soggetti di età superiore ad un anno. E’ caratterizzata da elevata morbilità e mortalità nei cuccioli di età inferiore alle due settimane e privi di immunità colostrale. colpisce cane e volpi.

La principale fonte di infezione è l’ingestione di urina, feci o saliva di cani infetti. la trasmissione avviene per via oro-nasale diretta e indiretta.

Dopo la guarigione, i cani possono diffondere il virus mediante le urine per un periodo fino a 6 mesi.

Il virus è resistente a numerosi disinfettanti e può permanere nell’ambiente per diverse settimane o mesi. disattivato da temperatura superiore ai 60°C e dai raggi UV.

Sintomatologia:

  • febbre a volte superiore a 40°C
  • anoressia
  • abattimento linfoadenomegalia cervicale
  • tonsillite
  • vomito e diarrea
  • dolorabilità addominale
  • epatite
  • tosse e dispnea
  • tonsillite
  • enterite emorragica
  • edemi sottocutanei
  • grave vasculite
  • a volte turbe nervose
  • congiuntivite
  • fotofobia
  •  edema corneale e uveite con conseguente opacizzazione dell’occhio (occhio blu)  

epatiteinf

Questa patologia è causata dall’adenovirus canino tipo CAdV1, antigenicamente correlato all’adenovirus canino tipo 2 (CAdV2) responsabile delle infezioni respiratorie.

Il vaccino contro questa patologia è unvaccino vivo attenuato.

La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale.

 Molti vaccini usano il ceppo CAV-2 al posto del ceppo CAV-1 (epatite infettiva canina) per proteggere gli animali da questa malattia, poiché questo ceppo offre protezione crociata anche contro alcune forme tosse dei canili ed è meno propenso a causare la comparsa dell’occhio blu.

PARAINFLUENZA e  altre forme respiratorie da Adenovirus (tosse dei canili)

La tosse dei canili o tracheobronchite infettiva è causata da diversi agenti patogeni, virali e batterici. Tuttavia sono molto importanti anche altri fattori, come il sovraffollamento e lo stress. Per questo la tosse dei canili è considerata una malattia multifattoriale.

I virus coinvolti sono il virus parainfluenzale (Canine Parainfluenza Virus, CPiV), l’adenovirus canino (Canine Adenoviruts type 2, CAV-2), l’herpesvirus canino (Canine Herpesvirus, CHV) e il coronavirus respiratorio canino (Canine Respiratory Coronavirus, CRCoV), mentre tra i batteri, quello che riveste maggiore importanza secondo diversi autori è Bordetella bronchiseptica. Quest’ultimo può essere associato ad altri microrganismi e batteri.

La tosse dei canili è una malattia dei cani contagiosa, la cui trasmissione avviene per semplice contiguità, e il contagio ricorda quello dell’influenza umana.
sintomatologia

  • tosse secca e stizzosa con tracheite 
  • talvolta con interessamento dei bronchi, mentre
  • fino a polmonite.

Questi fenomeni si manifestano più frequentemente durante lo sforzo fisico, che talvolta può causare un eccessivo affaticamento.

In questo caso la vaccinazione non esclude completamente la possibilità di contagio, ma ne attenua sicuramente i sintomi (ricordiamo: malattia multifattoriale)

Il vaccino contro questa patologia è unvaccino vivo attenuato.

La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale.

PARVOVIROSI CANINA 

E’ una malattia infettiva di origine virale del cane,  conosciuta anche come gastroenterite emorragica trasmissibile. Il virus responsabile appartiene alla Famiglia Parvoviridae ed è un Parvovirus Canino Tipo 2 (CPV 2).

La via di trasmissione è sia diretta che  indiretta,  ma quest’ultima, tramite materiale fecale contaminato, è una fonte molto importante di contagio. Il periodo d’incubazione è di tre/otto giorni.

L’infezione parvovirale può colpire i cani di qualsiasi età, sebbene la maggior parte dei casi si verifichi nei cuccioli giovani di età compresa tra le 6 settimane e i 6 mesi. Gli animali non vaccinati o parzialmente vaccinati presentano un rischio considerevolmente più elevato di sviluppare parvovirosi.

Sintomatologia:

  • Abbattimento del sonsorio e letargia
  • Inappetenza
  • Dimagrimento
  • Diarrea profusa, spesso sanguinolenta, maleodorante

parvo

  • Presenza di sangue rosso vivo nelle feci (ematochezia)
  • Presenza di muco nelle feci (steatorrea)
  • Vomito, spesso incoercibile
  • Febbre (di solito fluttuante, può essere estremamente alta)
  • Dolore addominale
  • Disidratazione
  • Shock
  • Collasso

il virus sopravvive a lungo negli ambienti e non viene inattivato da disinfettanti comuni.

Un’ottima azione disinfettante è data da  soluzioni concentrate di ipoclorito di sodio (diluizione 1:30) (candeggina), in tutto l’ambiente in cui ha vissuto il cane infetto.

Il vaccino contro questa patologia è unvaccino vivo attenuato.

 La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale.

LEPTOSPIROSI

 La leptospirosi (nota anche come febbre dei sette giorni, febbre autunnale o febbre dei porcai) è una malattia infettiva acuta sistemica di tipo vasculitico, causata da spirochete del genere Leptospira,  che sono batteri sottili e spiraliformi.

Questa malattia è trasmessa al cane  per via oronasale da “ospiti accidentali” quali (soprattutto) il ratto, il porcospino, la puzzola, i bovini e i suini

La leptospirosi è una malattia silente (che non dà particolari segnali d’allarme), che si manifesta in fase avanzata attraverso stati febbrili acuti dopo un’incubazione di circa 4-12 giorni. I “soggetti” più colpiti sono i nostri animali più giovani, con età inferiore ad un anno. La leptospirosi è una zoonosi cosmopolita

L’uomo si infetta attraverso il contatto con le urine dei mammiferi portatori. La trasmissione può avvenire ancheper inalazione o attraverso il morso di un animale infetto. La probabilità di infettarsi dipende dalla carica infettante.

Pare che le leptospire siano in grado di produrre tossine che potrebbero spiegare i danni agli endoteli. Una volta superata la barriera dei tegumenti, le leptospire raggiungono il torrente ematico e, attraverso questo, ogni organo e tessuto (reni, fegato, ecc).

Sintomatologia:

  • Febbre alta, che in seguito può diminuire
  • Gastroenterite con vomito e diarrea con o senza sangue
  • Ittero (colorazione arancione-giallastra), tipico della leptospirosi. L’ittero è dovuto ai danni al fegato

leptroisis-1

  • Urine scure
  • Forte disidratazione
  • Arrossamento delle mucose
  • Scarsa vitalità
  • Insufficienza renale acuta
  • Possibile morte dell’animale

Il microrganismo vive solitamente nell’acqua ed è rapidamente distrutto dalla luce e da temperature superiori a 20 ºC; di conseguenza, non riesce a sopravvivere a lungo se esposto alla piena luce solare. È consigliabile tenere lontano il cane dalle pozze di acqua stagnante in zone ombreggiate, specialmente se nell’area sono presenti dei ratti.

La malattia non è trasmessa per via orale, ma penetra nell’organismo attraverso le ferite della cute. Per questo motivo, se si hanno delle ferite aperte, è importante prestare particolare attenzione, quando si maneggia il proprio cane, specialmente la metà inferiore del corpo.

È essenziale eliminare dal proprio giardino eventuali aree umide e tutti i materiali che potrebbero attirare i ratti.

Il vaccino contro questa patologia è un vaccino inattivato (contro sierotipo Canicola e Icterohaemorragiae)

 La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale o semestrale in base allo stile di vita del cane e secondo consiglio del Medico Veterinario.

RABBIA (non obbligatorio in Italia)

La rabbia è una malattia infettiva detta anche Poliencefalite virale che colpisce gli animali a sangue caldo e può essere trasmessa all’uomo (zoonosi). L’agente eziologico è il virus della rabbia, appartenente al genere Lyssavirua (Fam. Rhabdoviridae, ordine Mononegavirales). L’animale serbatoio è solitamente il pipistrello, mentre l’infezione umana è mediata solitamente da cani (o gatti)  nel ciclo urbano o da volpi nel ciclo silvestre in Europa.,

La rabbia può essere trasmessa dagli animali all’uomo, attraverso la saliva, generalmente in seguito a morsicatura.

La rabbia coinvolge il sistema nervoso, le ghiandole salivari e si può suddividere in tre fasi: prodromica, furiosa e paralitica.

Sintomatologia:

  • Cambiamenti nel comportamento dell’animale (ansia, solitudine, nervosismo, timidezza, aggressività)
  • Comportamento anomalo
  • Febbre
  • Problemi muscolari (mancanza di coordinazione, paralisi, convulsioni)
  • Cambiamento di tono della voce
  • Salivazione eccessiva e schiumosa

rabbia canina

  • Tendenza a mordere

La norma nazionale prevede, inoltre, l’obbligo di sequestro e osservazione di tutti i cani e gatti morsicatori o che, pur non avendo morsicato, presentino manifestazioni riferibili all’infezione della rabbia (art. 86 d.p.r. 320/54). L’animale viene tenuto in quarantena. disinfettare con ipoclorito di sodio (candeggina) ambienti e oggetti con il quale l’animale è venuto a contatto.

Il vaccino contro questa patologia è un vaccino inattivato 

 La prima somministrazione si effettua a sogg che abbiano superato i 3 mesi di vita, richiamo annuale

Il Regolamento CE n. 998/2003 (e successiva modifica del 30 marzo 2004) dell’Unione europea stabilisce  che cani, gatti e furetti che viaggiano nei paesi dell’Unione europea devono avere un passaporto. Questo documento viene rilasciato dall’Asl di competenza, dopo aver verificato la presenza del microchip identificativo e dopo la vaccinazione antirabbica effettuata almeno ventuno giorni prima della partenza. Ventiquattro ore prima della partenza il veterinario certificherà, apponendo un timbro sul passaporto, che l’animale è in condizioni di salute idonee per il viaggio. Per maggiori informazioni contattare L’ASL 3 Veterinaria al n° 0108495591

 

VACCINOPROFILASSI NEL GATTO

 

PANLEUCOPENIA VIRALE FELINA

 chiamata anche gastroenterite, è la corrispondente felina della Parvovirosi del cane, l’agente eziologico è un virus della famiglia dei Parvoviridae.

Si tratta di una forma di gastroenterite,  con un alto tasso di mortalità. I soggetti più sensibili all’infezione sono i gatti giovani non vaccinati. Il virus tende a persistere parecchio nell’ambiente, ma viene distrutto da disinfetanti come l’ipoclorito di sodio diluito 1:30 (candeggina) ed è  altamente contagioso, viene escreto nelle feci e nei fluidi corporei.  L’infezione può avvenire per contatto diretto con le feci di gatti infetti o indirettamente mediante l’esposizione all’ambiente o a oggetti contaminati, come ad esempio lettiere, ciotole o persino alle persone che accudiscono i gatti infetti. L’infezione avviene mediante lingestione del virus.

Sintomatologia

  • abbattimento
  • letargia
  • debolezza
  • perdita di appetito
  • febbre alta
  • vomito
  • diarrea(può insorgere nelle prime fasi o nelle fasi più avanzate del decorso della malattia; le feci possono essere di colore giallo e/o striate di sangue rosso vivo)
  • disidratazione (marcata)
  • dolore addominale (spesso grave e debilitante; il gatto può assumere una postura incurvata e sperimentare un evidente disagio)
  • vocalizzazione lamentosa
  • decesso fetale
  • aborto
  • sindrome “fading kitten” (morte improvvisa nei gattini)
  • ipoplasia cerebellare (mancanza di coordinazione/atassia, andatura barcollante, tremori; di solito non progressiva e osservabile tra i 10 e i 14 giorni successivi l’esposizione al virus)
  • decesso improvviso (può verificarsi prima della comparsa dei segni clinici; può rassomigliare ad una morte per avvelenamento)

Oltre ad attaccare il tratto gastrointestinale, il parvovirus felino può anche colpire sistema sanguigno, sistema nervoso, tessuti oftalmici (dell’occhio), sistema riproduttivo e sistema linfatico. Può colpire il feto durante la gravidanza e subito dopo il parto, causando sino al 90% di mortalità o danno cerebrale permanente nei cuccioli neonati.

Il vaccino contro questa patologia è un vaccino vivo attenuato.

 La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale.

RINOTRACHEITE INFETTIVA

 L’ herpesvirus felino 1 (FHV-1) è l’agente della rinotracheite virale felina e ed è universalmente distribuito. Il virus appartiene alla famiglia Herpesviridae, sottofamiglia Alphaherpesvirinae, genere Varicellovirus. questo virus è responsabile del classico raffreddore con congiuntivite dei gattini.Si tratta di una malattia molto contagiosa, il virus persiste parecchio nell’ambiente. La trasmissione avviene per via diretta e indiretta, attraverso lo scolo muconasale e attraverso oggetti e ambiente con la quale l’animale è venuto a contatto.

Sintomatologia

  • ipertermia
  • rinite con starnuti
  • scolo nasale

raffreddore gt ok    calicivirus 2

  • congiuntivite

rinite gt2

Progressione della malattia se non trattata:

  • congiuntivite cronica con ulcerazioni dell’ occhio (in casi gravi perdita dell’ occhio)
  • depressione ed anoressia
  • può condurre a morte l’animale se non adeguatamente trattato e/o se l’animale è immunodepresso o non vaccinato.

Molto spesso, l’infezione da FHV-1 si presenta insieme al Calicivirus felino, Chlamydophila felis, Bordetella bronchiseptica , e varie specie di Mycoplasmi ed altri microorganismi, compreso lo Stafilococco e  l’Escherichia coli, che possono determinare infezioni secondarie delle vie respiratorie, causando una sindrome respiratoria multi-agente.

Il vaccino contro questa patologia è un vaccino vivo attenuato.

 La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale.

CALICIVIROSI FELINA

La Calicivirosi, proprio come la Rinotracheite Infettiva Felina, colpisce le prime vie respiratorie del gatto e pertanto le due malattie sembrano presentare molte analogie. La Calicivirosi è sostenuta da un RNA virus appartenente alla famiglia dei Calicivirus, molto contagioso fra i gatti e che permane a lungo nell’ambiente; la trasmissione avviene attraverso il contatto con individui malati o con secrezioni infette. 

Sintomatrologia:

  • febbre
  • depressione modesta e scarso appetito
  • starnuti
  • scolo nasale

nei casi più gravi:

  • vescicole linguali

calicivirosi

  • ulcere del cavo orale
  • congiuntivite
  • dispnea
  • grave iperemia
  • polmonite
  • fino a morte del soggetto (soggetti giovanissimi)

Il vaccino contro questa patologia è un vaccino inattivato.

 La prima somministrazione si effettua dopo 9 settimane di vita e poi si ripete dopo 3-4 settimane, o comunque sempre dopo la 12 settimana di vita.  Dopodichè si esegue il richiamo annuale.

Altre vaccinazioni eventualmente consigliate seguendo il parere del Medico veterinario

CLAMIDIOSI

la Chlamydia Psittaci provoca una serie di sintomi sovrapponibili a quelli dell’Herpesvirus della rinotracheite. Di solito provoca una chemosi (edema congiuntivale)  più pronunciata, inizia da un solo occhio e raramente dà complicazioni polmonari. Il problema della Clamidiosi è che spesso i gatti rimangono portatori cronici, riacutizzando periodicamente la malattia e che è una zoonosi, si trasmette facilmente anche all’uomo, causando una fastidiosa congiuntivite. Il vaccino per la Clamidiosi si trova associato al trivalente classico, facendolo diventare un quadrivalente, ma visti i costi maggiori e visto che non copre al 100%, si preferisce usarlo solo negli ambienti a rischio, come i gattili o gli allevamenti.

clamidiosi_felina_thumb  clamidia2

LEUCEMIA FELINA

La leucemia felina (FeLV) è una malattia contagiosa che colpisce il sistema immunitario  provocando una forte riduzione dei globuli bianchi e l’insorgere di altre gravi patologie secondarie a carico di diversi apparati, con varia sintomatologia:

  • infezioni croniche e progressive del cavo orale con conseguente anoressia
  • problemi cutanei
  • vomito
  • diarrea
  • infezioni croniche respiratorie
  • patologie a carico dell’occhio
  • otiti
  • convulsioni
  • anemia
  • ittero
  • forme tumorali come il linfoma

Il virus della FeLV (retrovirus) si trasmette mediante saliva, secrezioni o sangue di soggetti infetti ma può avvenire anche con contatto indiretto perchè il virus può restare attivo nell’ambiente anche per 1 mese se protetto da materiale organico. Veicolo di contagio possono essere anche ciotole, cucce o altro materiale infetto.

 Di solito la vaccinazione per la FeLV viene riservata a gatti che escono di casa e che sono effettivamente a rischio, anche perché prima di farla bisogna effettuare un esame del sangue per sapere se il gatto presenta o meno gli anticorpi verso questa patologia (identificabili non prima dei 4 mesi di vita). Successivamente al test (solo se negativo, in quanto vaccinare un gatto positivo non ha alcun senso terrapeutico) si eseguono due vaccinazioni, a distanza di un mese una dall’altra. Richiamo annuale.

RABBIA

stessa sintomatologia del cane. 

Il vaccino per la rabbia nel gatto  è lo stesso vaccino usato per il cane (virus inattivato) e va effettuato a minimo tre mesi di vita.

I richiami hanno una frequenza annuale.

 La vaccinazione antirabbica prevede prima l’inserimento del microchip

La vaccinazione contro la rabbia  non è obbligatoria in Italia. Diventa obbligatoria, iniseme all’inserimento del microchip e al passaporto nel caso in cui si voglia viaggiare in Europa (tutti i paesi appartenenti all’Unione Europea la richiedono) o all’estero in compagnia del nostro gatto, e nel caso di esposizioni feline. Prima di partire per qualsiasi viaggio, quindi, è sempre bene informarsi alla Asl di competenza o chiedere chiarimenti al proprio veterinario.

 

AVVERTENZE:

Il vaccino deve essere eseguito solo da un Medico Veterinario.

Vanno vaccinati animali solo in buonostato di salute, che puo accertare il medico veterinario solo dopo accurata visita. Necessario anche eventuale esame delle feci per controllo presenza di parassiti intestinali, che in tal aso devono essere elinìminati prima della sommministrazine della vaccinazione.

Evitare l’esposizione dell’animale  alle infezioni per le quali lo si vaccina per almeno 21 giorni seguenti la vaccinazione.

Non somministrare corticosteroidi o non effettuare cure antivirali nei giorni precedenti o successivi la vaccinazione.

 IMPORTANTE

Le vaccinazioni devono essere effettuate anche in soggetti che vivono solo in casa (di solito gatti in appartamento). La trasmissione di alcune patologie avviene per via orofecale, e siamo noi padroni a poterle portarle a casa e quindi possibili untori.

Inoltre i cuccioli che ancora devono essere vaccinati, oppure tra la prima e la seconda vaccinazione DEVONO  uscire di casa. NON DOVETE ASSOLUTAMENTE RINTANARLI IN CASA. L’uscita deve avvenire con massimo scrupolo e attenzione: si esce controllando ogni singolo passo, portandoli in luoghi puliti e non frequentati da altri cani. Ricordate che tra i 2 e i 4 mesi circa c’è la fase di socializzazione eterospecifica e ambientale, che se preclusa  può avere ripercussioni anche gravi sulla vita del vostro cane ( vd “Regali di Natale”, Articoli, Medicina Comportamentali, “Il cane: Quando adottare”).

Bibliografia e Linkografia

Prontuario terapeutico Veterinario SCIVAC

prontuario veterinario animali da compagnia Virbac 2008

http://it.wikipedia.org/wiki/Vaccinazione

http://it.wikipedia.org/wiki/Cimurro

http://www.unite.it/UniTE/Engine/RAServeFile.php/f/File_Prof/MARSILIO_1375/I_vaccini.pdf

http://www.unite.it/UniTE/Engine/RAServeFile.php/f/File_Prof/DI_MARTINO_1724/adenovirus_caninno.pdf

http://www.pointvet.it/web/index.php?com=periodici&option=content&id=11060

http://it.wikipedia.org/wiki/Parvovirosi_canina

http://it.wikipedia.org/wiki/Leptospirosi

http://www.malattiedeicani.it/leptospirosi/

https://www.zoetis.it/conditions/cani/leptospirosi-canina.aspx

 http://it.wikipedia.org/wiki/Rabbia

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_35_allegato.pdf

http://www.poliziadistato.it/articolo/1088-Il_passaporto_per_gli_animali_da_compagnia/

 http://attualita.tuttogratis.it/animali/vaccinazioni-gatti-costo-obbligatorie-e-consigliate-ogni-quanto-farle-effetti-collaterali/P133801/

http://www.petclub.it/it/gatti/salute/salute/prevenzione/vaccinazioni-obbligatorie/

http://www.animaliinsalute.com/2013/02/panleucopenia-felina-cause-sintomi-e-terapia.html

http://www.malattiedeigatti.it/rinotracheite-infettiva/

http://www.miagolando.com/node/2233

http://www.animalinelmondo.com/notizie/gatti/646/calicivirosi.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Virus_della_leucemia_felina

 http://www.malattiedeigatti.it/felv/

http://www.100caniegatti.it/index.php?/archives/507-Leptospirosi-e-vaccino.html 

 

 

TOXOPLASMOSI E GRAVIDANZA

 

La Toxoplasmosi è una malattia infettiva causta da un protozoo “Toxoplasma gondii“ dell’ordine Eucoccida. Viene evidenziato in numerose specie animali domestiche (bovini, ovini, suini, cani, gatti, lepri, volpi, topi, fagiani, piccioni, ecc) e anche nell’uomo.

tox. gondii                 Toxoplasma_gondii

Il gatto e alcuni felidi risultano essere l’ospite definitivo, pertanto in grado di liberare nell’ambiente le oocisti del protozoo, attraverso le feci.  Mentre per quanto riguarda gli altri animali (quindi uomo e cane compresi) rappresentano solo ospiti intermedi facoltativi e quindi non in grado di trasmettere la malattia (esclusa la madre al feto in caso di contagio  in gravidanza).

 Una volta che le oocisti vengono eliminate nell’ambiente esterno, diventano infettanti dopo 5 giorni e solo in particolari condizioni di temperatura, umidità e presenza di ossigeno. Solo in queste particolari condizioni ambientali rimangono vitali e infestanti per mesi.

Il gatto -può contrarre il parassita (toxoplasma gondii) quando si nutre di roditori, uccelli contaminati a loro volta da oocisti o ingerisce carne cruda infetta.

Per questa ragione i soggetti più a rischio sono i gatti randagi o quelli che sono abituati a vivere spesso all’aria aperta.

È importante sottolineare che molti gatti possono essere infetti ma non sviluppare la malattia vera e propria.

SINTOMATOLOGIA NEL GATTO

La toxoplasmosi è una malattia prevalentemente asintomatica e presenta segni clinici simili ad altre patologie:

febbre,

inappetenza,

dimagrimento.

In caso di gatti affetti da FIV o FeLV, la toxoplasmosi può portare ad un peggioramento dei sintomi con, infiammazione agli occhi, polmonite, disturbi neurologici e convulsioni.

Per maggiori informazioni sul ciclo, vedere articolo in clinica medica “parassiti intestinali o endoparassiti”.

E PER L’UOMO?

Essendo una zoonosi , anche l’uomo può infettarsi e sviluppare la malattia.

Vie di trasmissione

  • mangiando carne contaminata cruda o non cotta bene,
  • mangiando frutta e verdura crude, non lavata adeguatamente
  • ingerendo feci di gatto contaminate o parte di  feci (contaminate) che possono rimanere anche attaccate al pelo. Questo rischio , comunque, esiste per un periodo  di soli 5  giorni dall’infezione del gatto, quindi è molto difficile che una persona che abbia un comportamento igienico mediamente normale possa infettarsi.

 

Mentre per un uomo in buona salute la malattia ha esito favorevole, è opportuno fare attenzione alla trasmissione del parassita a donne in gravidanza perchè potrebbe portare a delle gravi complicazioni.

Prima e durante la gravidanza  alle future gestanti vengono prescritti esami del sangue per misurare i livelli di anticorpi contro il Toxoplasma gondii, prodotti dal nostro corpo per combattere il protozoo.

Quando una donna incinta (anche se non ha sintomi) contrae la toxoplasmosi durante la gravidanza e non viene curata, c’è più  di una possibilità che possa trasmettere l’infezione al feto. Questo può determinare o un aborto spontaneo, oppure i bambini che vengono infettati durante il primo trimestre di gravidanza della mamma tendono a manifestare i sintomi più gravi.

E’ invece raro che una donna che abbia contratto la toxoplasmosi prima di rimanere incinta trasmetta l’infezione al feto perchè lei, e di conseguenza il suo bambino, avranno sviluppato immunità all’infezione.

ciclo toxo

 Prevenzione per le donne in stato di gravidanza

  • Evitare di pulire le lettiere di gatti che hanno possibilità di uscire, ma lasciar fare questa operazione a terzi, se proprio è indispensabile, usare guanti, lavarsi accuratamente le mani.
  • Importante risulta  cambiare la lettiera ogni due, tre giorni al massimo, perchè, come già detto, le oocisti diventano infettanti dopo cinque giorni, quindi appena eliminate non sono pericolose.
  • Molto importante per prevenire che il gatto si infetti, è attuare alcuni semplici accorgimenti: non somministrargli carni poco cotte o crude durante tutto il periodo di progettazione di gravidanza e nel periodo della gravidanza.
  • Con il vostro veterinario di fiducia eseguite dei test ematici e coprologici al vostro gatto per scongiurare la presenza di toxoplasmosi. Se il gatto non esce all’esterno bastano questi esami per rassicurarvi. Se invece il gatto esce all’esterno l’assenza della patologia potrebbe non essere continuativa per tutta la gravidanza (non infetto prima del prelievo, ma potrebbe infettarsi successivamente). Non vi preoccupate, basta mantenere regole di buona igiene e far cambiare la lettiera da terzi il più frequentemente possibile.

Ma le principali cause di infezione toxoplasmica sono dovute soprattutto a:

  • ingestione di prodotti di origine animale non controllati e contenenti parassiti, per lo più carni non cotte a dovere. Temperature di circa 60-70 gradi, distruggono il parassita. Nel caso di carne cruda, il congelamento riduce notevolmente il rischio di trasmissione.
    Recenti studi hanno dimostrato che l ‘incidenza di toxoplasmi nei tessuti di animali macellati, è molto alta: carne bovina 35%, ovina 25%, suina 20%.
  • Importante è anche il contagio dovuto all’ alimentazione con frutta e verdure crude lavate in modo approssimativo.
  • Tramite il contatto con terreno infetto ( giardinaggio). Fondamentale per la donna incinta è, quindi evitare il giardinaggio, o munirsi di guanti appositi.
  • NON EVITARE DI COCCOLARE IL PROPRIO GATTO!!!!

Purtroppo le fallaci informazioni fornite dal Dott. Luciano Onder durante la trasmissione “I fatti vostri” andate in onda su Raidue in data 19 novembre 2013 , hanno scatenato una marea di peoccupazioni ingiustificate, andando anche ad incentivare l’abbandono di cani e gatti. Tutto ciò è vergognoso, in quanto basta un minimo di informazione scientifica per sapere che il gatto e ancor più il cane possono tranquillamente convivere con una donna incinta!

Spesso vengono fornite informazioni poco corrette su questo argomento, perciò, futuri genitori, se volete avere delucidazioni e rassicurazioni su questa patologia contattate il vostro VETERINARIO di fiducia.

 

 Andate a leggere le smentite della FNOVI http://www.fnovi.it/?pagina=visualizza-notizia&tipo=1&id=2953

e dell’ANMVI http://www.anmvi.it/527/gatti-e-toxoplasmosi-i-veterinari-smentiscono-luciano-onder

 

LINKOGRAFIA

http://www.malattiedeigatti.it/toxoplasmosi/

http://forum.pianetamamma.it/animali/22762-gatti-e-toxoplasmosi-un-mito-da-sfatare.html

http://www.farmacoecura.it/malattie/toxoplasmosi-prevenzione-alimentazione-sintomi-gravidanza/

http://www.ppdictionary.com/parasites/gondii.htm

http://de.wikipedia.org/wiki/Toxoplasma_gondii

http://avian-vet.blogfa.com/

 

PARASSITI INTESTINALI O ENDOPARASSITI

Il nostro cane e il nostro gatto posso essere infestati in modo assai frequente dai parassiti intestinali. Essendo un’evenienza molto comune è un problema che va valutato con attenzione e accuratezza ma per fortuna non sempre con eccessiva preoccupazione. Gli animali domestici possono infatti contrarre molto facilmente i parassiti intestinali e le conseguenze sono più o meno serie a seconda del loro numero e delle condizioni di salute dell’animale infestato, e dell’età dell’animale infestato: sicuramente un cucciolo o un gattino sono più a rischio di un adulto sano.

In linea generale i parassiti intestinali dei nostri amici si dividono in

  • protozoi, sono organismi unicellulari, formati cioè da una sola cellula e pertanto microscopici. Fanno parte di questa categoria i coccidi, la gardia e il toxoplasma gondii
  • nematodi (comunemente detti, vermi tondi)
  • cestodi (conosciuti i come vermi piatti).

Tra i PROTOZOI:

COCCIDI

I coccidi sono protozoi, soprattutto del genere Isospora che possono infestare il cane e il gatto e costituiscono un problema soprattutto nei cuccioli e nei gattini.

coccidi

La trasmissione è oro-fecale: perciò dall’intestino dell’animale infestato, attraverso le feci i coccidi passano nell’ambiente, dove divengono infestanti dopo alcuni giorni. Il cane e il gatto si infestano ingerendo i coccidi presenti nel terreno e che possono imbrattare il pelo e le zampe. Una volta ingeriti, i coccidi si replicano all’interno delle cellule intestinali e causano

  • diarrea,
  • vomito,
  • disappetenza,
  • dolore addominale
  • disidratazione.

La diarrea può essere grave e contenere sangue. Questa condizione è pericolosa soprattutto per i cuccioli e per i gattini, che possono anche morire in assenza di trattamento. Nei cani e gatti adulti i coccidi di sicuro non sono letati ma possono causare dolori addominali, inappetenza e lieve diarrea.

La diagnosi di coccidiosi si effettua con l’esame delle feci in flottazione, che andrebbe ripetuto anche in caso di esito negativo, dato che l’eliminazione dei coccidi nelle feci può essere intermittente. L’eradicazione del parassita non è sempre facile e il successo della terapia dovrebbe essere confermato con esami delle feci di controllo.

Per prevenire la reinfestazione, è bene eliminare le feci prontamente e trattare i cani e i gatti a contatto con l’animale infestato. I coccidi sono molto contagiosi, tuttavia sono specifici per il loro ospite, cioè quelli del cane non infestano il gatto e viceversa. Non rappresentano inoltre un problema per l’uomo.

Fare molta attenzione alle feci dei piccioni che possono essere presenti sui balconi di casa o nei luoghi nei quali si conduce a passeggio il cane, in quanto i piccioni sono portatori di numerosi patologie e parassitosi tra le quali anche la coccidiosi.

GIARDIA

Giardia è un protozoo (organismo unicellulare) che vive nel piccolo intestino del cane e del gatto. Questo parassita è diffuso in tutto il mondo e può infettare anche l’uomo (zoonosi). L’infezione è piuttosto comune, mentre la malattia è meno frequente.

Il cane si infetta ingerendo la forma cistica del parassita. Quest’ultima, nel piccolo intestino, si apre rilasciando una forma attiva chiamata trofozoita, dotata di flagelli, ovvero strutture piliformi che gli permettono di muoversi. I trofozoiti si attaccano alla parete intestinale e si riproducono per mitosi. Dopo alcune divisioni, il trofozoita viene eliminato con le feci sotto forma di cisti. Attraverso le feci, Giardia può contaminare l’ambiente e l’acqua e infettare altri animali e l’uomo. La maggior parte delle infezioni sono asintomatiche. Nei casi in cui invece si verifica la malattia, questa si manifesta soprattutto negli animali più giovani ed è caratterizzata da

  • diarrea: acuta, intermittente o cronica
  • feci: chiare, maleodoranti e untuose.
  • appetito mantenuto, ma c’è dimagrimento, poiché il parassita impedisce il corretto assorbimento dei principi nutritivi e danneggia la parete intestinale.

Giarda può infettare anche l’uomo, ma non è completamente noto se le diverse specie del protozoo siano specifiche per un singolo ospite o meno. Si ritiene in genere corretto considerare la giardiasi canina rischiosa anche per l’uomo.

La diagnosi di giardiasi è complessa date le piccole dimensioni del parassita e il fatto che non viene costantemente eliminato nelle feci. Sono spesso necessari esami delle feci ripetuti e test diagnostici specifici (Test ELISA). La diagnosi definitiva viene effettuata solo in presenza di sintomi e parassita, ma vista la possibile trasmissione all’uomo si può scegliere di effettuare in ogni caso la terapia.

Oltre al trattamento specifico per il nostro pet è necessaria la pulizia e la disinfezione dell’ambiente in cui vive l’animale (soluzione di ammoniaca al 5%) e seguire le normali norme igieniche che consentono di ridurre il rischio di infezione umana.

TOXOPLASMA GONDII (TOXOPLASMOSI)

Il toxoplasma gondii è un protozoo che ha un ciclo più complesso di cui fanno parte una fase extra-intestinale, riguardante tutti gli animali, e una fase intestinale che riguarda solo il gatto; infatti, pur infestando sia il cane che il gatto, può avere una localizzazione intestinale (e quindi essere infestante) solo nella specie felina. Se il micio è portatore del parassita espelle nell’ambiente le uova da cui si svilupperanno i parassiti (oocisti) che diventeranno un rischio per gli altri animali.

Il ciclo vitale del Toxoplasma gondii ha due fasi. La prima (fase sessuata) avviene nell’ospite definitivo, un felino: il felide, ad esempio un gatto, si infetta ingerendo carne contenente cisti del parassita oppure tramite carnivorismo (topi, o piccoli roditori, oppure ,mosche o blatte venute a contatto con materiale fecale ricco di oocisti di Toxoplasma). Una volta ingerite infettano l’intestino tenue dove si riproducono e formano oocisti, che vengono espulse con le feci e in condizioni ottimali (al riparo dalla luce solare diretta) impiegano 2 giorni a maturare. La seconda fase (fase asessuata), può aver luogo in ogni animale a sangue caldo, mammiferi (tra cui lo stesso gatto e l’uomo) o uccelli. Anche questi ospiti intermedi si possono infettare o da oocisti presenti nelle feci o dal consumo di carne cruda o poco cotta di animali parassitati: il parassita passa la barriera intestinale, invade per via ematogena cellule di svariati tessuti, nei quali si formano una serie cosiddetta di vacuoli parassitofori. All’interno di questo vacuolo, Toxoplasma gondii si propaga in una serie di divisioni finché la cellula infetta non scoppia. Di norma dopo questa prima fase l’ospite acquisisce una certa immunità. I vacuoli possono formare cisti nel tessuto degli ospiti infetti (soprattutto nei muscoli e nel cervello) e possono impiegare anni a svilupparsi definitivamente. La resistenza agli antibiotici varia, ma le cisti sono molto difficili da rimuovere interamente e anche il sistema immunitario dell’ospite non scopre queste cisti, mentre le forme libere vengono efficientemente debellate dalla risposta immunitaria.

ciclo toxoplasma ing

Toxoplasma gondii viene considerato un parassita “opportunista” e uno stato di debilitazione indotto da altre malattie o condizioni di immunodepressione sono in grado di aumentare la suscettibilità dei soggetti all’infestazione.

Gatto: La maggior parte dei gatti affetti da toxoplasmosi non presenta sintomi rilevanti. Ilsistema immunitario felino è perfettamente in grado di tenerla sotto controllo. In presenza di un sistema immunitario soppresso o comunque depresso, si possono sviluppare sintomi della malattia come

  • febbre ,
  • mancanza di appetito,
  • debolezza e conseguente letargia.

Altre problematiche riguardano direttamente gli organi raggiunti dall’infezione e provocare:

  • polmonite,
  • infiammazione della retina
  • disturbi seri al sistema nervoso centrale.

Ma sono eventi rari che riguardano i gatti più anziani con sistema immunitario indebolito o quelli affetti da particolari patologie come la FIV, o la FeLV

Cane: per quanto riguarda il cane, la toxoplasmosi è stata spesso riscontrata in associazione al cimurro. Dal punto di vista clinico, i segni che si riscontrano nei cani sono sostanzialmente dovuti alla disseminazione extraintestinale con successiva formazione di cisti. I sintomi sono riferibili a un interessamento degli apparati respiratorio e grastrointestinale, con eventuali manifestazioni a carattere neuromuscolare. I cani maggiormente esposti al rischio di contrarre la forma generalizzata di toxoplasmosi sono i soggetti giovani (età inferiore a un anno) che, nelle fasi iniziali, manifestano

  • ipertermia,
  • tonsillite,
  • diarrea,
  • vomito
  • difficoltà respiratorie.

Dato che l’età viene considerata un fattore predisponente, la toxoplasmosi può evolvere in una forma clinicamente manifesta anche nei cani anziani, generalmente colpiti da forme neurologiche o muscolari sistemiche. Infine, anche se non particolarmente frequenti nel cane, è possibile riscontrare lesioni oculari.

Uomo: gli effetti patologici del toxoplasma riguardano esclusivamente lo stadio di sviluppo extraintestinale. L’infezione è latente e normalmente non presenta sintomi, ma spesso dà sintomi simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi nelle sue prime fasi acute. Comunque, nel caso di pazienti immunocompromessi (come quelli infetti da HIV o ricettori di trapianti in terapia immunosoppressiva) si può sviluppare la toxoplasmosi. La manifestazione più evidente della toxoplasmosi in pazienti immunocompromessi è l’encefalite toxoplasmica, che può essere mortale.

Se l’infezione da T. gondii accade per la prima volta durante la gravidanza, il parassita può attraversare la placenta portando la possibilità di aborto spontaneo o di morte intrauterina o ritardo mentale.

T. gondii viene trasmesso generalmente tramite tre modalità:

1) ingestione di carne infetta (soprattutto di maiale o montone) cruda o non adeguatamente cotta o carne venuta a contatto con carne infetta;

2) ingestione accidentale di oocisti derivanti da feci di gatto o dalla lettiera o dal terreno (autoinoculazione da attività di giardinaggio, frutta o verdura non lavate, acqua non filtrata);

3) trasmissione materno-fetale per via transplacentare (o trasfusionale, rara).

Pertanto la prevenzione per cani, gatti è:

  • ingestione di visceri previa cottura,
  • esami delle feci dal veterinario

per l’uomo e soprattutto per le donne in stato di gravidanza,negative allo screening x Toxoplasmosi:

  • evitare ingestione di care cruda o visceri o insaccati
  • lavare accuratamente frutta e verdura
  • pulizia della lettiera del gatto di casa (che esce all’esterno) delegata ad un terzo, se non fosse possibile, utilizzare guanti e lavarsi accuratamente le mani inoltre la pulizia va effettuata ogni due giorni (in quanto il T. g. diventa infetto in ambiente esterno solo dopo 5 giorni)
  • Effettuare esame ematico e/o fecale al gatto per vedere se ha contratto la malattia e se espelle le oocisti (chiedere al Vet.)

Tra i NEMATODI (VERMI TONDI):

ASCARIDI

Gli ascaridi o vermi tondi (Toxocara, Toxascaris) sono i parassiti intestinali più comuni nel cane e nel gatto. Possono infestare sia i soggetti giovani che gli adulti, anche se sono più frequenti nei cuccioli e nei gattini.

Gli ascaridi sono lunghi vermi che vivono nell’intestino e producono uova che vengono eliminate con le feci del soggetto infestato. Esistono diverse vie di trasmissione:

  • oro-fecale: ingestione di feci contaminate da uova liberate nell’ambiente
  • passaggio transplacentare: nella femmina gravida, forme immature (larve) attraversano la placenta
  • passaggio transmammario: ai cuccioli durante l’ingestione di latte dalla mamma.

I cuccioli possono quindi nascere già infestati o infestarsi subito dopo la nascita. Altre modalità di infestazione possibili per gli adulti sono l’ingestione di ospiti intermedi infestati, soprattutto piccoli roditori (topi, ratti ecc).

Nell’intestino, gli ascaridi consumano gli elementi nutritivi presenti nel cibo ingerito dall’animale, interferendo con la digestione e danneggiando la mucosa intestinale. In questo modo, causano

  • deperimento,
  • crescita stentata,
  • diarrea
  • vomito e ostruzione intestinale (in casi gravi)

Le uova mature presenti nell’intestino, con particolari fattori di temperatura, pH e concentrazione di anidride carbonica, possono migrare dall’intestino al fegato e da lì al polmone. A questo punto o migrano da polmone a trachea esofago e di nuovo stomaco e intestino, oppure si dislocano in vari organi come reni, occhio , oppure muscolatura e vivono in modo latente per molti mesi. E proprio quest’ultimo tipo di migrazione e localizzazione che permette nelle cagne gravide la trasmissione per via fetale e attraverso il latte.

ascaridi

La diagnosi si effettua con l’esame delle feci, in cui si possono osservare le uova dei parassiti. In alcuni casi, i vermi possono essere visibili nelle feci o nel materiale vomitato.

ascaridi adulto

Data la frequenza dell’infestazione nei cuccioli, è buona norma effettuare l’esame delle feci di routine in tutti i cuccioli di nuova adozione.

Per la prevenzione, è importante anche eliminare quotidianamente le feci del cane o del gatto, dato che le uova di ascaride diventano infestanti solo dopo aver trascorso alcuni giorni nel terreno. Le uova sono estremamente resistenti nell’ambiente e possono rimanere infestanti nel suolo per mesi o anni. Gli ascaridi del cane e del gatto possono infestare anche l’uomo, in particolare i bambini, attraverso l’ingestione delle uova presenti nel terreno. Sono a rischio soprattutto i bambini che giocano nei parchi e nei giardini frequentati da cani e gatti. Le larve che si sviluppano dalle uova ingerite possono migrare attraverso i tessuti della persona infestata (condizione conosciuta come larva migrans viscerale), soprattutto nel fegato, nel polmone e nel cervello, causando gravi infiammazioni e danni a questi organi. È possibile anche la localizzazione oculare delle larve; alla luce di questa possibilità, appare ancora più importante il controllo di questi parassiti negli animali.

Regole di buona condotta igienico sanitaria, e di dovere civico nel raccogliere le feci dei propri animali sono sicuramente la miglior prevenzione a qualunque infestazione.

ANCILOSTOMI (VERMI UNCINATI)

Gli Ancilostomi (Ancylostoma caninum, Ancylostoma braziliense, Uncinaria stenocephala) sono di piccole dimensioni (1-2 cm) sono muniti di un piccolo uncino tramite il quale possono aderire facilmente alle pareti dell’intestino. Gli adulti vivono nell’intestino di cane e gatto e liberano uova nell’ambiente esterno attraverso le feci. Le uova dopo circa sette giorni schiudono e danno origine alle larve. Queste a loro volta possono sopravvivere anche mesi nel terreno, soprattutto d’estate quando fa caldo.

ancylostoma caninum      uncinaria e ancylostoma

Le vie di trasmissione sono diverse:

      • oro-fecale
      • transcutanea: perforando la pelle delle zampe e dei cuscinetti, penetrano nell’organismo e migrano i parecchi organi: polmoni, fegato, reni, milza e anche nei feti. In questi organi le larve possono incistarsi, ma quelle che arrivano nel polmone finiscono per passare nel catarro e quando questo viene espulso dai bronchi con la tosse, ecco che vengono deglutite di nuova, arrivano nell’intestino e si trasformano in adulti, ricominciando il ciclo da capo.
      • Transplacentare
      • Transmammaria

Poiché le larve si localizzano principalmente nella terra, nei prati erbosi e tra le foglie, dopo le passeggiate in questi ambienti si dovrebbero pulire le zampe del cane dalla terra, soprattutto nei cani da caccia. A. caninum lo troviamo particolarmente nei soggetti giovani (inferiori ad un anno) e più difficilmente negli adulti.

L’infestazione da Ancylostomi può indurre:

      • diarrea,
      • ematochezia (presenza di sangue nelle feci)
      • vomito,
      • dolore addominale,
      • astenia,
      • cattive condizioni generali;
      • soprattutto nei cuccioli può causare grave anemia.
      • Le larve possono causare lesioni cutanee negli spazi interdigitali.
      • Ancylostoma braziliense e Uncinaria stenocephala non si nutrono di sangue.

La diagnosi si basa sui sintomi e sull’esame delle feci.

Le larve possono infestare anche l’uomo, penetrando attraverso la pelle, in genere dei piedi nudi, e causando la cosiddetta sindrome da larva migrans cutanea.

TRICOCEFALI (TRICURIDI)

I tricocefali (Trichuris vulpis) sono parassiti intestinali appartenenti alla classe dei nematodi. Sono lunghi circa 5-7 cm, sono piuttosto comuni e possono colpire cani di tutte le età, soprattutto nei canili.

Figure_13_Trichuris_egg

L’infestazione avviene per via oro fecale, attraverso l’ingestione di uova espulse con le feci da un cane infestato e presenti nell’ambiente, dove resistono per mesi o anni. I parassiti adulti si localizzano soprattutto nel grosso intestino e nel cieco. Solo le infestazioni importanti causano tuttavia segni clinici intestinali, caratterizzati da

      • diarrea
      • feci ricoperte di muco
      • sangue fresco

Poiché i parassiti si nutrono di sangue, l’infestazione cronica può causare

      • anemia
      • uno stato di malessere generale dell’animale.

La diagnosi si effettua con l’esame delle feci. Non è una zoonosi.

Tra i CESTODI (VERMI PIATTI) 

TENIE

Le tenie più frequenti nel cane e nel gatto sono Dipylidium caninum ed Echinococcus granulosus. I cestodi del cane e del gatto non si trasmettono direttamente da un animale all’altro ma hanno tutti un ospite intermedio, quali pulci, ruminanti, suini, uomo ecc. Le forme adulte delle tenie vivono nell’intestino del cane e del gatto e sono formate da una testa, un collo e una catena di segmenti, detti proglottidi. La testa possiede uncini che permettono al parassita di agganciarsi alla parete intestinale dell’ospite. Nuovi segmenti si formano in continuazione nella regione del collo, mentre le proglottidi terminali, che contengono le uova, si staccano e fuoriescono progressivamente dall’ano, passando nell’ambiente.

Dipylidium caninum

Dipylidium_caninum_ovum_1

La tenia Dipylidium caninum è un verme lungo (fino a 60 cm) e piatto, simile ad un nastro. Si manifesta tramite la comparsa di grani, simili a chicchi di riso, attorno all’ano i quali, provocando prurito, obbligano l’animale a strofinare le natiche per terra. Nelle infestazioni gravi si può osservare

      • perdita di peso,
      • irrequietezza,
      • prurito nella regione anale,
      • vomito.

Dipylidium caninum viene trasmesso al cane o al gatto attraverso la pulce. Le proglottidi emesse con le feci del cane o del gatto infestato si seccano nell’ambiente e liberano le uova. Le larve di pulce eventualmente presenti nello stesso ambiente (cuccia, brandina, ecc.) possono accidentalmente ingerire le uova di tenia. Queste ultime nella pulce danno vita a una forma immatura della tenia. Quando un cane o un gatto, durante la toelettatura (attività di pulizia del mantello), ingerisce la pulce infestata, la forma immatura si sviluppa in verme adulto nell’intestino dell’animale e il ciclo della tenia si completa.

La diagnosi si effettua in genere osservando le proglottidi nelle feci fresche o attorno all’ano del cane o del gatto infestato. Queste ultime assomigliano a chicchi di riso e inizialmente si muovono, perché si contraggono per espellere le uova. Quando sono secche assomigliano a semi di sesamo e possono essere notate nei luoghi di riposo dell’animale. L’esame delle feci non sempre consente di evidenziare le uova di tenia, quindi l’osservazione del proprietario è molto importante. Raramente l’infestazione può avvenire anche nell’uomo.

Per prevenire quest’evenienza, occorre tenere sotto controllo le pulci negli animali e lavarsi le mani (soprattutto i bambini) dopo aver giocato con cani e gatti.

Echinococcus granulosus

uovo tenia

È un cestode più piccolo, che può raggiungere i 7 mm di lunghezza. L’ospite definitivo di E. granulosus è il cane (e i canidi selvatici), mentre gli ospiti intermedi sono i ruminanti, i suini e l’uomo. Nel cane è poco patogeno, mentre è molto pericoloso per gli ospiti intermedi (incluso l’uomo). Questi ultimi possono infestarsi ingerendo le uova della tenia presenti nelle feci del cane infestato (mani sporche di terra contaminata o ingestione di vegetali contaminati); dalle uova si sviluppano le larve, che migrano negli organi (fegato, polmoni, cervello, cuore) dell’ospite intermedio, dando luogo alla formazione di grosse cisti, dette cisti idatidee, che provocano una malattia grave, potenzialmente fatale, i cui sintomi dipendono dalla sede delle cisti.

Per la prevenzione umana è importante lavarsi le mani dopo aver lavorato con la terra e lavare accuratamente i vegetali prima del consumo.

PERTANTO RICORDATE:

Prima di sottoporre il cane ad un qualsiasi trattamento, infatti, è fondamentale sapere da quale verme è stato infestato; certi vermifughi a tal proposito sono specifici per gli ascaridi ma non per la tenia e viceversa mentre ne esistono anche di polivalenti. Per scoprire da quale parassita il nostro cane è stato attaccato, sarà utile eseguire una coproscopia (analisi delle feci). Dopo la diagnosi si stabilirà un calendario di sverminazione. Tutto ciò ovviamente in collaborazione con il Medico Veterinario di fiducia.

fondamentale è la PREVENZIONE:

limitare il più possibile che il nostro cane di lecchi o ingerisca feci di altri animali e non somministrare interiora crude: ricordiamolo sempre, la profilassi assume un ruolo determinante anche nei riguardi della salute umana.

L’educazione civica, dettata anche dagli obblighi di legge (vd nuova ordinanza del 6 agosto 2013) impone la raccolta delle feci dei nostri animali. Questo comportamento è fondamentale per la prevenzione del diffondersi anche di parassitosi intestinali sia tra i nostri pet sia per l’uomo.

La corretta cura e igiene personale (lavarsi le mani frequentemente e soprattutto ai bambini dopo che hanno giocato nel parco) sono un’altra importante forma di prevenzioe nei confronti di queste zoonosi.

LINKOGRAFIA

LEISHMANIOSI CANINA

Uno

La leishmaniosi è una malattia sostenuta da parassiti appartenenti ai protozoi. L’agente principale della leishmaniosi nelle aree mediterranee è la Leishmania infantum un parassita in grado di colpire soprattutto il cane, ma spesso anche gli esseri umani.
La leishmaniosi viene veicolata in Europa dalla puntura del Phelobotomus papatasi insetto ematofago simile alla zanzara.

Due

Questo flebotomo colpisce principalmente da maggio ad ottobre e preferibilmente dal tramonto all’alba. E’ presente in tutto il mondo, tranne, a quanto pare, in Australia, ma principalmente si trova in aree vicino al mare o nelle zone tropicali.

tre

Le numerose segnalazioni degli ultimi anni di casi di leishmaniosi canina provenienti da aree tradizionalmente ritenute indenni (anche dell’Italia settentrionale), debbono portare alla conclusione che – in pratica – non esistono zone, comunemente abitate, che possano essere considerate completamente sicure.

Questa malattia colpisce il cane punto dall’insetto infetto e porta a sintomi piuttosto gravi. Un cane risultato positivo al test può tuttavia vivere per molto tempo prima di manifestare sintomi, ma può comunque diffondere la malattia. La leishmaniosi, inoltre, è un’antropo-zoonosi, cioè una malattia trasmissibile, in alcune particolari condizioni, anche all’uomo .
Molto importante è tenere presente che la leishmania non viene trasmessa direttamente da cane a cane o da cane a persona: il protozoo infatti, per diventare infettante, deve prima compiere nel flebotomo una parte del proprio ciclo biologico. La vicinanza o il possesso di un cane infetto comportano dunque un rischio epidemiologico per l’uomo del tutto irrisorio, visto che in una zona endemica saranno molti milioni i flebotomi infetti potenzialmente in grado di pungere.
Quando il flebotomo punge un animale infetto per cibarsi, ingerendo il sangue, assume la forma amastigote (senza flagello) del protozoo della Leishmaniosi. All’interno del pappatacio, il parassita impiega dai 4 ai 20 giorni per diventare infettante: si moltiplica nel suo intestino, assume la forma promastigote (con flagello) e risale nel faringe, per poi essere espulso dall’insetto durante una successiva puntura. Il flebotomo così infetto, pungendo un animale sano, trasmette la Leishmania che, all’interno del circolo sanguigno del nuovo ospite (cane), verrà fagocitata (inglobata) dai macrofagi o da altre cellule del sistema immunitario. A questo punto, il protozoo, dopo aver perso il flagello ed aver così assunto la forma amastigote, si moltiplica distruggendo la cellula ospite che lo ha fagocitato, uscendo ed invadendone di nuove.
La Leishmania, una volta entrata nel circolo ematico del cane, raggiunge diverse strutture dell’organismo, come linfonodi, derma, macrofagi e monociti di milza e fegato, midollo osseo e reni. Proprio per il coinvolgimento di diversi apparati ed organi, la Leishmaniosi risulta essere una malattia dai molteplici aspetti, con manifestazioni cliniche svariate, comprendenti lesioni cutanee di tipo eczematoso (infiammatorio) soprattutto a livello del padiglione auricolare, dei gomiti e del garretto, del dorso del naso e del collo, dunque in zone glabre (prive di pelo). I cani colpiti da Leishmaniosi presentano un periodo di incubazione che va da alcuni mesi a qualche anno. Il sesso, l’età e la razza dell’animale non sembrano rappresentare fattori predisponenti per l’insorgenza della leishmaniosi, anche se è possibile apprezzare una maggiore diffusione della malattia tra cani giovani e, naturalmente, tra quelli che vivono all’aperto (perché maggiormente esposti alla puntura del flebotomo).

 

SINTOMI

CUTE e ANNESSI
• Dermatite esfoliativa

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• Dermatite ulcerativa
•Vasculite con necrosi e perdita di tessuto cutaneo
• Onicogrifosi

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L’insieme delle lesioni della patologia dà al cane l’aspetto patognomonico da “cane vecchio”

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OCCHIO
• Congiuntiviti
• Blefariti
• Uveiti

UVEITE

• Iridocicliti
• Cheratocongiuntivite secca

RENE
• Poliuria
• Polidipsia
• Disidratazione
• Perdita di peso
• Anoressia
• Vomito
• Ulcere uremiche
• Coma

MIDOLLO OSSEO
• Anemia
• Linfopenia
• Trombocitopenia

APPARATO LOCOMOTORE
• Lesioni ossee
• Poliartriti
• Zoppia
• Dolori muscolari

SINTOMI ASPECIFICI

  • Febbre ricorrente
  • Astenia
  • Rinite cronica
  • Epistassi

epistassi l+

DIAGNOSI

La diagnosi di sospetto di solito si basa sull’anamnesi e sui sintomi riscontrati alla visita clinica del cane e viene confermata dagli esami di laboratorio effettuati su sangue, urina, materiale prelevato da milza midollo osseo, linfonodi e lesioni cutanee.
Esistono metodiche dirette che mirano a dimostrare la presenza di leishmania subsp.nei tessuti come la PCR o l’esame microscopico (sangue,puntato linfonodale, biopsia di milza, midollo osseo o cute) e metodiche indirette che mirano a dimostrare la presenza di anticorpi prodotti dal sistema immunitario dell’ospite in risposta allo stimolo antigenico offerto dalla leishmania come l’Immunofluorescenza o l’ELISA (sangue o siero).
Esami ematochimici e emocromo citometrici sono effettuati su sangue intero e siero, per una valutazione dei profili d’organo e della reattività del sistema immunitario dell’ospite.
L’esame delle urine fornisce ulteriori informazioni sulla funzionalità renale.
Terapia
La scelta sulla necessità o meno di trattare un CANE affetto da leishmaniosi e sul tipo di protocollo terapeutico da impiegare si basa sulla stadiazione della malattia e sulle condizioni cliniche del paziente al momento della diagnosi. La presenza o meno di CRF (insufficienza renale cronica) rappresenta uno dei principali fattori che influenzano la prognosi.
Due sono i protocolli terapeutici più accreditati:
antimoniato di N-meglumina alla dose di 100 mg/kg SID per via sottocutanea per almeno 4 settimane associato ad Allopurinolo 10 mg/kg BID per almeno 6 mesi e prednisone 0,5-1m/Kg per os BID
miltefosina 2 mg/kg ogni 24 ore per via orale per 28 giorni, e Allopurinolo 10 mg/kg BID per almeno 6 mesi e prednisone 0,5-1m/Kg per os BID.
Numerosi sono stati i protocolli alternativi e i principi attivi testati nel corso degli anni che hanno dimostrato una certa attività nei confronti di leishmania subsp. come l’allopurinolo in monoterapia, amminosidina, metronidazolo, marbofloxacina, enrofloxacina, domperidone, amfotericina b ecc.
I risultati clinici incostanti o la tossicità eccessiva ne rendono l’uso infrequente nella pratica.
Oltre alla terapia specifica per la leishmaniosi è necessario curare tutte le patologie concomitanti e se necessario instaurare terapie di supporto per garantire un adeguata idratazione e alimentazione, corregere gli squilibri acido base e salini ecc

PROFILASSI

La profilassi per il cane è rivolta alla protezione dagli insetti, e avviene tramite l’applicazione sull’animale di prodotti repellenti contenuti in collari, spray o fiale spot-on da applicare sulla cute.
Evitare di far dormire il cane all’esterno o almeno proteggerlo con zanzariere.

Esiste un “vaccino” di nuova generazione che però non dà una copertura completa (70-80%).

BIBLIOGRAFIA E LINKOGRAFIA

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