DOMINANZA: SFATIAMO UN MITO!

Il termine dominanza è stato largamente abusato per descrivere comportamenti che con la dominanza poco avevano a che vedere:

  • Il cane ringhia quando ci si avvicina alla sua ciotola DOMINANTE!
  • Il cane ringhia quando gli si chiede di scendere dal letto DOMINANTE!
  • Il cane salta addosso alle persone DOMINANTE!
  • Il cane ringhia quando lo si vuole far uscire da sotto il letto DOMINANTE
  • il cane ringhia/morde quando è nella sua cuccia DOMINANTE!
  • … E via dicendo!

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Purtroppo questa visione, basata su teorie prive di reali riscontri scientifici, ha avuto e possiede tutt’ora dei risvolti etici importanti, in quanto può condurre all’utilizzo della coercizione e della punizione come tecniche educative, allo scopo di correggere la presunta tendenza al dominio (Bradshaw et al., 2009).

Questo tipo di metodi educativi possono creare notevoli problemi comportamentali e relazionali.

Vediamo con questo articolo di chiarire (speriamo una volta per tutte) da dove si è creata la falsa credenza di dover dominare un cane per poter vivere  insieme, e quale invece siano la reali necessità da conoscere per avere una serena e piacevole convivenza.

La maggior parte delle ricerche effettuate negli anni ‘50,’60, ’70 sulle dinamiche sociali del branco sono state condotte sui lupi in cattività. Questi branchi in cattività sono composti da lupi provenienti da varie gruppi e messi insieme, con la possibilità di riprodursi tra loro in modo incontrollato.

I primi ricercatori che descrissero le dinamiche di branco furono Schenkel 1947; Rabb e al. 1967; Fox 1971b; Zimen 1975, 1982 Murie 1944; Mech 1966 (lo stesso che qualche anno più tardi avrebbe rivalutato tutti i suoi studi!), 1970; Haber 1977; Peterson 1977. Questi studi vedevano la coppia dominante avere assoluta egemonia sul resto del branco ed erano stati effettuati prevalentemente  su animali in condizioni innaturali.

Questa però non è stata l’unica scuola di pensiero: altri hanno sostenuto che in natura il branco non si sviluppa casualmente (come succede in cattività) ma forma una vera e propria famiglia (Murie 1944; Giovani e Goldman 1944; Mech 1970, 1988; Clark 1971; Haber 1977) che include la coppia di genitori  e la loro progenie ( Murie 1944; Haber 1977; Mech e al. 1998).

David Mech, nel 1999 (Di David Mech, “Concetto di Alfa, Dominanza e suddivisione dei compiti nei branchi di lupi” pubblicato su Canadian Journal of Zoology, 77: pagg. 1196-1203 nel lontano 1999) studiando per 13 estati un branco di lupi in condizioni naturali nell’isola di Ellesmere (Canada),  ha ritrattato le sue conclusioni risalenti agli anni settanta ribattezzando la coppia alfa o coppia dominante “coppia riproduttrice” (Mech 2008) mettendo il “capo-branco” nel cassetto.

Con questi nuovi studi ha dimostrato che la struttura tipica di un branco naturale è di tipo familiare, costituita dalla coppia riproduttrice e dalla loro prole avuta negli 1-3 anni precedenti. Alla luce di tali evidenze il maschio e la femmina alfa non sarebbero altro che la coppia genitoriale (o riproduttrice) che guida e mantiene la stabilità del gruppo senza dover ricorrere all’aggressività. In tali contesti i conflitti gerarchici sono rari, se non inesistenti.

Tutte le congetture sugli scontri tra maschi per la supremazia del branco all’evidenza dei fatti, nella stragrande maggioranza dei casi si “risolvono” con  i lupi che a partire dall’anno di età in poi lasciano il branco per formarsene uno proprio altrove (meccanismo che previene quegli scontri invece inevitabili in cattività) e di grande importanza, per mantenere quella diversità genetica necessaria per perpetuare la propria specie.

I cuccioli di lupo sono certamente subordinati ai genitori e ai fratelli più grandi eppure ricevono il cibo per primi dai genitori e talvolta dai fratelli (Mech 1999).

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Quindi per tutti questi anni abbiamo fatto riferimento a studi compiuti in prevalenza su lupi assolutamente non allo stato naturale e in più che avevano ben poco a che vedere con il progenitore del cane.

Non solo manca il cane in natura, mancano anche il suo progenitore e i suoi discendenti in ambiente naturale, poichè il progenitore del cane sarebbe il Lupo Artico, ormai in estinzione (i lupi studiati sono i Timber Wolf).

Il cane domestico discende dal lupo (Vilà et al., 1997), ma 15000 anni di domesticazione hanno sensibilmente modificato il cane a livello comportamentale. Contrariamente ai lupi, i cani si sono evoluti come spazzini piuttosto che come cacciatori (Coppinger e Coppinger, 2002).
Di cani in natura ve ne sono davvero pochi; e non si intendono i Dingo (Canis Lupus Dingo) ne l’African Painted/Wild Dog (Lycaon Pyctus) ancora osservabili allo stato naturale, ma al nostro Canis Lupus Familiaris.
E l’esempio più vicino al “modello naturale” del cane è il cane che troviamo nei villaggi (village dogs) ad esempio sull’isola di Phemba; studiati dal Prof. Raymond Coppinger, biologo e consumato praticante dello sleddog: questi cani non formano il branco, la loro sopravvivenza è legata a doppio filo con quella degli abitanti dei villaggi e con i loro rifiuti. Lo stesso comportamento è stato osservato in Kenya, Tanzania e Sud America su altrettanti “village dogs”.

Immagine correlata

 

Tutto ciò per sottolineare che a livello scientifico non sussistono le basi per parlare oltre di Dominanza, capo-branco, supremazia del più forte, ecc.

E’ importante considerare che un animale costantemente assoggettato ad un regime di vessatorio vede i suoi livelli di cortisolo (ormone dello stress) elevarsi permanentemente. Una condizione di malessere dà origine a variazioni fisiologiche e comportamentali che possono essere rilevate e misurate attraverso paramentri endocrini, tra i quali appunto il cortisolo, in quanto connesso con l’attivazione dell’asse ipotalamico-pituitario-surrenale in condizioni di stress: è quindi ritenuto indicatore ideale di benessere.

Inoltre in condizioni di malessere i cani mettono in atto un corredo comportamentale atto a limitare ed evitare il più possibile la situazione che li fa star male, a limitare il conflitto e lo scontro in quanto animali sociali.

Purtroppo questa visione antropocentrista e etologicamente scorretta è stata anche trasportata sui “campi di addestramento” di tutto il mondo, secondo la logica perversa che riduceva tutto a “ Il cane lo deve fare perché lo dico io” causando sofferenze, e danni psicologici anche gravi ai malcapitati. Tra le varie tecniche utilizzate ricordiamo, Tecniche di elicotteraggio, di impiccagione, cani affogati nell’acqua, collari elettrici usati con il solo principio: “Aumento l’intensità fino a quando non decidi di obbedire”…


Ancora oggi capitano CUCCIOLI presi a giornalate da rispettabilissime persone che candidamente  dicono: “Non gli faccio mica male! Serve solo per spaventarlo!”

O peggio ancora, musetti strofinati sulla loro urina “perchè così capisce che non deve farla in casa!”… non credo che un genitore di un bimbo di qualche mese, passi un pannolino sporco sul viso del proprio bambino per insegnargli a fare i bisogni nel water!

Il risultato di questo comportamento non ha nulla a che vedere con l’educazione ma mette solo il cucciolo in evidente stato di stress, e altera la corretta relazione che invece dovrebbe potersi creare fra il cane e il familiare umano.

Per insegnare un cane a sporcare fuori, a non tirare al guinzaglio, a seguire le difficile regole della società nella quale viviamo, a subire lo stress nostro e delle nostre città, è necessario solo avere molta pazienza e costanza. Fondamentale è creare una relazione duratura e piacevole per entrambi.

Tutto ciò si ottiene imparando a consocere le esigenze di una specie diversa da quella dell’uomo, che con l’uomo si è coevoluta, che a pieno diritto diventa parte del gruppo familiare, ma allo stesso tempo è necessario ricordare che essere un umano non è!

Purtroppo disinformazione, o cattiva informazione venduta anche dai mass-media e ritenuta “verbo sacro” dalla troppa parte della popolazione, continua a far perpetuare nel tempo una teoria ripudiata anche dagli stessi studiosi che 80 anni fa l’avevano ipotizzata.

 Ricapitolando la teoria del branco, capo-branco e dominanza così come popolarmente divulgata si basa su  lupi tenuti in cattività, molto diversi da quelli da cui discende il cane i cui possibili antenati non formano il branco!

perciò ricordate:

Il vostro cane non ha bisogno di un capobranco che gli dimostri continuamente la sua forza, ma di una guida che gli insegni con comprensione e rispetto a vivere serenamente nel contesto familiare e sociale, creando con voi una magnifica  relazione stabile e duratura. E tutto ciò si attua con una corretta informazione sulle necessità etologiche, e sociali della specie cane, apprese attraverso specialisti, quali Medici Veterinari esperti in comportamento, e magari anche eseguendo corsi di formazione e informazione (per esempio le puppy classes, ecc.)

 

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